L’intervista ad Antonello Mangano, autore del libro “Zenobia – Dalla Salerno – Reggio Calabria ai cantieri del Nord, il laboratorio dei rapporti ‘ndrangheta – imprese”.

Esce in questi giorni il nuovo libro di Antonello Mangano: “Zenobia – Dalla Salerno – Reggio Calabria ai cantieri del Nord, il laboratorio dei rapporti ‘ndrangheta – imprese“. Si tratta di una dettagliata inchiesta sul cantiere della Salerno Reggio Calabria, che mette in evidenza un sistema di coercizione diffuso e colluso, che vede coinvolte organizzazioni criminali, imprese di costruzione e istituzioni.“Nel mio libro contesto lo stesso utilizzo della parola infiltrazione” – commenta Antonello Mangano – “che rimanda all’idea di un corpo sano su cui si instaurano eccezioni patologiche”. Costruire sotto l’egida delle organizzazioni criminali – questa una delle tesi del libro – conviene alle imprese quanto alle cosche, in un sistema che abbatte i costi azzerando i conflitti sindacali e ricorrendo a materiali scadenti.

“A farne le spese sono gli operai che muoiono perchè costretti a lavorare non in sicurezza” – sottolinea Mangano – “ma anche tutti i contribuenti, costretti a pagare costi altissimi per un’opera che, inaugurata da Fanfani, ancora non è stata portata a termine”.Per la costruzione della Salerno-Reggio Calabria, allo stato attuale sono stati spesi ben sette miliardi di euro, e altri tre sono quelli stimati per il completamento. Si tratta però di un modello che progressivamente si va estendendo a tutto il paese: la costruzione della TAV, tanto in Val Susa che nella tratta Milano-Torino ne sono valide esemplificazioni.

“Difficile calcolare quanto questo incida sul debito pubblico” – spiega Mangano – “dalle inchieste della magistratura emerge che alle cosche viene corrisposto il 3% dell’ammontare complessivo delle opere.” Costi che lievitano con l’assegnazione a ditte direttamente legate ai clan e con l’utilizzo di materiali scadenti che poi costringono a manutenzioni altrimenti superflue. “Al tempo stesso è il sistema complessivo ad essere malato” – conclude Mangano – “e non credo che se domani la ‘ndrangheta sparisse questo azzererebbe il debito nel nostro paese”.

Ciro Colonna

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