L’ultimo film di Giorgio Diritti, “Volevo Nascondermi”, è finalmente tornato nelle sale cinematografiche di tutta Italia.

Presentato in anteprima al Festival internazionale del cinema di Berlino a febbraio 2020, il film era uscito a marzo in un numero limitato di copie, prima della chiusura dei cinema come parte delle contromisure anticovid.

Alla 70esima edizione della Berlinale, Elio Germano ha conquistato l’orso d’argento per la migliore interpretazione maschile nei panni di Antonio Ligabue, già magistralmente interpretato da Flavio Bucci nello sceneggiato Rai del 1977.

Una piccola introduzione alla storia (tranquilli, nessuno spoiler!)

La vicenda parte a pochi anni dalla nascita di “Toni” Ligabue (1899), che ancora piccolo viene affidato ad una famiglia adottiva di Zurigo.

I flashback della pellicola mostrano alcuni sprazzi dell’infanzia e dell’adolescenza di Antonio, fasi difficili della sua vita, che lo vedono esposto alle derisioni di adulti e bambini a causa del suo rachitismo.

Raggiunta la maggiore età, Antonio Ligabue viene respinto dalla Svizzera e costretto a vivere in condizioni estreme nella campagna Emiliano Romagnola. Per molto tempo la sua casa sarà una capanna spoglia sulla riva di un fiume.

L’italia fascista non risparmia ad Antonio Ligabue altre umiliazioni. Il fatto di non contribuire in alcun modo alla crescita del paese, non lavorando e non avendo moglie, sarà la causa che lo costringerà a trascorrere alcuni periodi in manicomio.

Presto, con un po’ di buona fortuna e grazie all’incontro con lo scultore Renato Marino Mazzacurati, Ligabue conosce l’arte, dando inizio ad un lento riscatto che dura tutt’oggi.

Il paesaggio

Assieme a Ligabue, il paesaggio esterno è un vero e proprio protagonista della pellicola.

Girato nella provincia di Reggio Emilia, il film ritrae il pittore nei luoghi in cui ha vissuto dopo l’estradizione dalla Svizzera.

Gli argini del Po, i boschi, la natura di Guastalla e Gualtieri fanno da sfondo alla follia commovente dell’artista. Ma non sono il solo paesaggio visibile nel corso del film. A costellare l’ambiente realistico della campagna c’è anche lo scenario mentale di Antonio, che vediamo riportato nei suoi quadri: animali selvaggi, tigri, giaguari.

La fotografia è magistrale nel ritrarre senza filtri la realtà semplice della campagna abitata da Ligabue; la scenografia è altrettanto notevole nel mettere in scena interni ed esterni con estrema essenzialità.

L’attore

Non ci sono dubbi, l’interpretazione di Elio Germano è esemplare.

Una mimesi magistrale lo trasforma in Antonio Ligabue, anche grazie al trucco di Lorenzo Tamburini, che aiuta l’attore nel trasmettere, con il volto e lo sguardo, la sofferenza intensa di “Toni”.

Germano ci mostra l’artista nella sua immedesimazione con le “bestie”, prima di ritrarle: versi istintivi e goffi, che sono espressione della rabbia di Ligabue, un uomo che soffre la propria emarginazione come un animale in gabbia.

Ci sarebbe ancora molto da dire su un film come “Volevo Nascondermi”, che è molto più di una semplice pellicola biografica. Ma è bene che ogni spettatore ne faccia la propria esperienza, traendo la propria lezione individuale.

Di certo, la vicenda di Antonio Ligabue, come ha sottolineato lo stesso Diritti, suggerisce un’attenzione forte al valore della diversità. Da questo punto di vista, il film è un inno alla capacità di vivere rimanendo sempre coerenti con se stessi e con ciò che si sente, anche quando la società circostante si ostina a darci dei “matti”.

Francesca Anfosso