Contro la vostra violenza, la nostra rivolta”. È con questo slogan che sabato prossimo, 23 novembre, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere, il movimento transfemminista Non Una Di Meno torna a manifestare. Il corteo nazionale si svolgerà a Roma, a partire dalle 14.00, e si tratta di una mobilitazione che avviene per il quarto anno consecutivo.
Tante le rivendicazioni del movimento, a partire dal tema della violenza di genere, che in Italia produce una vittima di femminicidio ogni 72 ore, nella stragrande maggioranza dei casi per mano di un famigliare o conoscente.
“Le politiche di tutti i governi hanno per oggetto la famiglia – spiega Francesca di Non Una Di Meno Bologna ai nostri microfoni – quando la realtà dimostra che non è un luogo sicuro”. Il riferimento è anche al Congresso della Famiglia che si è svolto lo scorso marzo a Verona, dove si sono radunati settori del fondamentalismo religioso, misogino, insieme ad esponenti del neofascismo.

Violenza patriarcale e istituzionale

Uno dei temi agitati dal movimento transfemminista, contenuto anche nel piano antiviolenza elaborato ormai due anni fa da Non Una Di Meno, è il reddito di autodeterminazione, che ha proprio l’obiettivo di svincolare tutte e tutti dalle dinamiche al cui interno si consumano le violenze. Un’autonomia necessaria affinché possano essere recisi i meccanismi di dipendenza economica che concorrono a rendere più difficile la fuoriuscita dalla violenza stessa.
E a proposito dei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, in piazza il movimento rivendicherà anche gli spazi femministi, che sempre più vengono messi in pericolo. Tra questi c’è Lucha y Siesta, una struttura romana che rischia lo sgombero per mano dell’Amministrazione Raggi.
Ma anche quando la minaccia non è lo sgombero, le cose non vanno meglio. Ieri Action Aid ha lanciato un allarme sui fondi antiviolenza, previsti dalla legge, che lo Stato e molte regioni tardano ad erogare ai centri delle donne in giro per l’Italia.

Nei giorni scorsi la sezione bolognese di Non Una Di Meno ha pubblicato una lettera aperta di Mala Consilia, la consultoria aperta di recente all’Università di Bologna, per raccontare – al grido di #MeeTooUnibo – episodi di molestie ricevute da alcune studentesse da parte di un professore dell’Alma Mater.
“Leggere quelle parole mi ha ricordato perché quattro anni fa mi sono avvicinata al movimento – racconta Francesca – Di fronte a queste la nostra reazione è quasi di accettazione, ci sentiamo come se fossimo noi ad essere paranoiche a pensare che quella è una violenza, mentre queste ragazze raccontano come la forza sia venuta loro proprio nell’unirsi, nel mettersi insieme, nel riconoscersi l’una nell’altra. È esattamente questo che ci porta in piazza”.

Non Una Di Meno, fin dalla sua nascista, si è contraddistinto come un movimento intersezionale, che al femminismo affianca, ad esempio, l’antirazzismo e l’anticlassismo. Nell’analisi prodotta, infatti, la violenza patriarcale, quella razzista e quella economica appartengono ad uno stesso sistema. Per questo motivo, altre rivendicazioni riguardano la cancellazione dei decreti sicurezza e l’istituzione di un permesso di soggiorno europeo, svincolato anche dai vincoli famigliari.
Oltre che intersezionale, la lotta femminista appare sempre più transnazionale. Le donne, infatti, sono state e sono protagoniste di rivolte in molti contesti del mondo, a partire dalle curde del Rojava, passando per il protagonismo femminile nelle proteste in Libano, ma anche in Iran, Cile, Messico ed Ecuador.

I pullman da Bologna e tutti gli appuntamenti

Il corteo del 23 novembre sarà anticipato dalla partecipazione alla Trans Freedom March, che si terrà il 22 novembre sempre a Roma. Ma un appuntamento è previsto anche per domenica 24, quando si terrà l’assemblea nazionale di Non Una Di Meno per iniziare a preparare lo sciopero dell’8 marzo, anche questo giunto alla quarta annualità.
Per raggiungere Roma, Non Una Di Meno Bologna ha organizzato un pullman, i cui biglietti sono reperibili in alcuni punti della città. La partenza è alle 7 e il costo di 25 euro. Anche qui, però, il movimento transfemminista insegna come si costruisce un’alternativa. Il costo del biglietto, infatti, può variare a seconda delle disponibilità economiche della singola persona. Si può pagare meno o anche non pagare e per sopperire agli ammanchi, Non Una Di Meno ha organizzato iniziative di autofinanziamento e solidali.

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