Se la reclusione in casa è pesante per tutti, lo è certamente più per le donne, specie quelle che subiscono violenza dentro le mura di casa. Lo sottolinea il coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia Romagna, che lancia un messaggio alle donne che hanno bisogno di aiuto: “noi ci siamo”.
I centri infatti registrano un calo di richieste di aiuto rispetto ai trend consolidati ed esprimono preoccupazione per l’interruzione dei percorsi di fuoriuscita dalla violenza e di autonomia. Al tempo stesso, però, ribadiscono che le donne possono uscire di casa se subiscono violenza, portando con sé l’autocertificazione.

Violenza domestica: il calo delle richieste d’aiuto

Stiamo registrando un calo delle richieste d’aiuto – conferma ai nostri microfoni Angela Romanin, presidente del coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia Romagna – I centri antiviolenza però ci sono e continuano a funzionare regolarmente, accogliendo e ospitando le donne, anche in emergenza, pur nel rispetto di tutte le norme igienico-sanitarie”.
Anche se con mille attenzioni in più per rispettare le disposizioni per la salute pubblica, proseguono i colloqui con le donne già in percorso e con le ospiti nelle case rifugio, come pure tutti i contatti con la rete di supporto gestiti con nuove modalità dettate dalle misure di sicurezza, che prediligono il colloquio telefonico o la videochiamata, riservando i colloqui di persona alle sole emergenze.

Grazie all’interlocuzione con la Regione Emilia-Romagna, i centri stanno affrontando il problema dei nuovi ingressi nelle Case rifugio che devono essere fatti tutelando già le donne e i bambini ospiti dal rischio di contagio. “La Regione e le Prefetture – continua Angela Romanin – su sollecitazione della Ministra degli Interni, Luciana Lamorgese, ci hanno contattato con l’obiettivo di individuare strutture che consentano di ospitare altre donne, garantendo il distanziamento tra le ospiti, oppure l’isolamento volontario prima dell’ingresso nelle case rifugio. Ora più che mai è necessario il contributo delle istituzioni”.

Le donne che subiscono violenza possono uscire di casa

Un altro messaggio che i centri antiviolenza tengono a lanciare alle donne è che possono uscire di casa per sottrarsi alla violenza. “Lo ha confermato anche la ministra alle Pari Opportunità Elena Bonetti – sottolinea Romanin – È sufficiente portare con sé l’autocertificazione, che verrà compilata solo nel momento del controllo, poiché si tratta di un’uscita per motivi di necessità”.
Al tempo stesso, i centri antiviolenza auspicano la massima attenzione e collaborazione da parte delle Forze dell’ordine che effettuano i controlli, affinché “facilitino le donne costrette ad allontanarsi da casa per mortivi legati a violenza nelle relazioni di intimità”.

L’interruzione dei percorsi di autonomia e delle separazioni

Un’altra difficoltà importante per le donne è portare avanti il percorso di riconquista dell’autonomia. La sospensione delle udienze da un lato e dei tirocini lavorativi dall’altro blocca le donne in un limbo difficile da sostenere.
“Le urgenze nei tribunali sono garantite – precisano i centri antiviolenza – le udienze per gli ordini di protezione continuano regolarmente per dare alle donne quella necessaria protezione dai partner violenti attraverso un allontanamento o un divieto di avvicinamento dalla casa.
“Gli strumenti urgenti attualmente disponibili per la tutela delle donne vittime di violenza, e quindi allontanamenti civili e misure cautelari penali rientrano tutti tra le procedure urgenti e indifferibili che possono/debbono essere attivate anche in questo momento di stretta sull’attività dei Tribunali tutti”, sottolineano le avvocate della rete nazionale antiviolenza Dire.

“Oggi come ieri, Coronavirus o no – sottolinea il comunicato dei centri antiviolenza – il problema rimane comunque la capacità di leggere e riconoscere la violenza, ed è proprio su questo che il coordinamento chiede a tutte le istituzioni e alle/ai cittadine/i di non distogliere lo sguardo.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ANGELA ROMANIN: