A meno di due settimane dal 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il Centro Senza Violenza ha presentato una nuova campagna di comunicazione rivolta agli uomini autori di violenza nelle relazioni d’intimità, che rappresenta anche un’occasione per fare un bilancio a due anni dalla nascita del Centro.
“Non voglio che abbia paura di me”, “Le ho messo le mani addosso. Non voglio più farlo”: sono alcune delle frasi che si è scelto di utilizzare per campagna. Parole degli stessi uomini che hanno svolto un percorso nel Centro, parole che veicolano il punto di vista dell’uomo che usa violenza. “Molto spesso si tende a usare una comunicazione stigmatizzante e accusatoria – ha spiegato Elisa Coco, dell’Agenzia Comunicattive – ma noi vogliamo che gli uomini vengano qui”.

Il visual – uno scatto di Roberta Sardi – rappresenta un uomo che si guarda allo specchio, con una donna dietro di lui. “Lo specchio indica il momento di riconoscimento del problema. La donna dietro è per dare l’idea che tutto ciò avviene comunque in relazione con le donne” ha detto ancora Coco. “Il concetto fondamentale che si voleva veicolare è che il cambiamento è possibile”. Da qui il claim della campagna: “Stai usando violenza? C’è sempre un altro modo. CHIAMACI!”.

“Il problema della violenza maschile non è del singolo uomo, non è a causa di una patologia psichica dell’uomo o del conflitto di coppia, e non è neanche solo un problema di ambiente, culturale, politico: è tutte queste cose messe assieme” ha detto Paolo Ballarin, dell’Associazione Senza Violenza, sottolineando il potere che hanno le parole nelle questioni che riguardano la violenza di genere. “Le parole che usiamo sono specchio della realtà che viviamo, ma a loro volta la costruiscono” e contribuiscono a modellarla. Da qui l’invito a chi lavora nel settore dell’informazione alla massima attenzione linguistica e terminologica quando si comunica in quest’ambito.

Violenza di genere: il bilancio di due anni del centro

Nell’arco di due anni dall’apertura, il Centro ha registrato più di 70 primi contatti. Tra questi, 40 hanno avuto come esito un appuntamento, un colloquio e quindi l’inizio di un percorso – che complessivamente arriva a durare circa 3 anni. Attualmente ci sono 24 uomini in percorso, 5 lo hanno concluso, e 11 hanno lasciato, in momenti diversi. Fino ad oggi il Centro ha lavorato su interventi singoli, ma ora sta sviluppando un’opzione di lavoro in gruppo che gli permetterà di lavorare con numeri più alti. I soggetti che si rivolgono al Centro sono mediamente uomini giovani (30-40 anni), nel 76% dei casi con un’occupazione e un livello di scolarità medio alto. Nel 74% dei casi sono uomini italiani, e per la maggior parte incensurati (solo il 20% è già stato denunciato). Agiscono violenza soprattutto contro mogli (49%), conviventi o fidanzate (23%), più raramente contro un familiare (8%) o amiche e conoscenti (6%). Nell’89% dei casi si tratta di violenze psicologiche, nel 69% di violenze fisiche. Più rare sono le violenze materiali e sessuali. Si tratta per li più di uomini che accedono al Centro spontaneamente, perché riconoscono di avere un problema.

Gli uomini che si rivolgono al centro sono consapevoli che il loro atteggiamento violento si configura come critico, e intendono assumersene la responsabilità. Ma socialmente una percezione di questo tipo da parte maschile è ancora molto bassa, come ha ricordato Elsa Antonioni della Casa delle donne per non subire violenza, partner del progetto. Per agire in questo ambito è fondamentale agire quindi sulla cultura, sulla formazione, e tessere una rete di collaborazione tra i lavoratori del terzo settore. “C’è l’esigenza di pensare interventi, ma anche narrative che li accompagnino. Se la violenza è così radicata nella società, dobbiamo pensare a risposte altrettanto complesse” ha continuato Giuditta Creazzo, dell’Associazione Senza Violenza. “Le parole chiave sono responsabilità – sia degli uomini che agiscono violenza, sia di chi lavora con loro – e complessità del fenomeno”.
Il Centro Senza Violenza ha una pagina Facebook e un sito web, si può raggiungere telefonicamente al 349 1173486 oppure tramite l’e-mail info@senzaviolenza.it.

Sara Spimpolo

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