Negli ultimi sei mesi sono state 39 le donne uccise per mano di uomo, nella stragrande maggioranza dei casi un famigliare o conoscente. Nell’ultimo anno sono stati 92 i femminicidi, una quota che sale ad oltre 600 vittime se si considerano gli ultimi quattro anni.
È facendo informazione sul fenomeno che comincia il video che l’Agenzia di stampa Dire ha realizzato per celebrare il 25 novembre, la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.
Pochi ma efficaci minuti in cui i giornalisti della redazione si alternano per lanciare un messaggio antiviolenza, ma con una peculiarità: a prendere la parola sono i giornalisti maschi, che sintetizzano la loro presa di parola con un messaggio: “La violenza sulle donne riguarda noi uomini. Combatterla è compito di tutti”.

Violenza di genere: l’impegno dell’Agenzia Dire

Quando non viene negato o minimizzato, il problema della violenza di genere viene spesso demandato alle donne, ai centri antiviolenza e ai movimenti femministi. Rare e difficili sono le prese di parola del mondo maschile, al cui interno si annidano gli autori della violenza.
Il video dell’Agenzia Dire, invece, coglie proprio questo punto: se gli autori della violenza sulle donne sono uomini, anche gli uomini che rifiutano la violenza devono prendere la parola pubblicamente.
“Ci siamo un po’ interrogati – spiega il direttore Nico Perrone – E tra l’altro oggi sul sito dell’Agenzia Dire uscirà anche un’iniziativa rivolta ai centri di ascolto per maschi violenti. È un problema culturale e antropologico che va affrontato, noi maschi abbiamo sempre più problemi a reggere un confronto in una relazione con una donna”.

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L’impegno dell’Agenzia Dire, però, non si limita al video realizzato in occasione di questo 25 novembre. La stampa ha un ruolo importantissimo nella percezione del fenomeno e spesso fa parlare di sè in negativo, dipingendo l’aggressore come mosso da “troppo amore” o da improvvisi e inspiegabili raptus, ma a volte anche mettendo in discussione le versioni delle vittime o addirittura esprimendo commenti sulle loro condotte, che avrebbero in un qualche modo legittimato la violenza.
“La nostra redazione è composta in maggioranza da giornaliste – continua Perrone – È molto giovane, l’età media è di 36 anni, e prestiamo molta attenzione a come usiamo le parole. Cerchiamo di dare resoconti corretti, senza solleticare istinti. La sensibilità è massima”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A NICO PERRONE: