Il 7 luglio del 2017 Fabio Vettorel, un diciottenne italiano incensurato, si trovava ad Amburgo dove si svolgeva il G20. Fabio partecipava ad una manifestazione di protesta contro il vertice dei grandi del mondo e, quando la polizia ha fermato brutalmente i manifestanti, insieme ad un’amica ha soccorso una ragazza ferita durante una carica della polizia. In quel momento le forze dell’ordine lo fermano, lo pongono in arresto e comincia un’odissea fatta di detenzione e persecuzione giudiziaria che non è ancora del tutto finita.

Fabio Vettorel: la persecuzione raccontata dalla madre

A due anni e mezzo dall’inizio, Jamila Baroni, madre di Fabio, ha raccontato in un libro l’assurda vicenda che ha sconvolto la sua famiglia. “Vietato partecipare. Amburgo G20. Storia di un processo” è il titolo del libro, edito da Agenzia X, che contiene anche una prefazione del giornalista Christian Raimo e una postazione dell’avvocata Margherita D’Andrea, che ha seguito il processo al giovane come osservatrice esterna e fornisce un inquadramento giuridico della vicenda.

Ai nostri microfoni, Baroni racconta come ha vissuto l’arresto del figlio. “Fabio è rimasto in carcere per più di cinque mesi di custodia cautelare – spiega l’autrice – Il capo di imputazione iniziale era di disturbo della pace cittadina, ma quando è iniziato il processo hanno aggiunto altri reati, come assalto, tentate lesioni e resistenza a pubblico ufficiale”. In realtà, Fabio non ha compiuto alcun gesto di questo tipo, ma l’accusa tedesca gli contesta una “compartecipazione morale” per quanto accaduto.

L’odissea di Fabio è stata piena di prigioni, ricorsi, aule di tribunale, processi, conflitti istituzionali, minacce di lunga reclusione alternate a speranze di libertà.
“Io ho dovuto trasferirmi per otto mesi ad Amburgo – racconta ancora la madre – Le autorità hanno cercato di fare di tutto per accusare Fabio, dicendo che era un violento, un delinquente, che aveva carenze educative. Mio figlio ha dovuto affrontare tre gradi di giudizio ed è uscito dal carcere solo a novembre, dopo due mesi di processo”.

L’accanimento giudiziario non è finito

Dalla fine di febbraio del 2018 Fabio non è più soggetto a misure restrittive, ma la sua vicenda giudiziaria non è ancora del tutto conclusa. “Il processo è stato sospeso ed è da rifare per un errore procedurale che hanno commesso loro – sottolinea Baroni – A settembre del 2019, però, la procura ha deciso di fare un maxi-processo, con un centinaio di imputati, a tutti coloro che sono stati arrestati durante le manifestazioni contro il G20 ad Amburgo. L’accusa ha chiesto che Fabio venga aggiunto a questo processo e stiamo aspettando di vedere se il giudice accetterà la richiesta della procura”.

Casi di persecuzione giudiziaria con prove solamente indiziarie o del tutto assenti non sono purtroppo rari, né in Germania né in Italia. Di qui l’idea del titolo del libro, “Vietato partecipare”, che per l’autrice racconta non solo la vicenda di suo figlio, ma l’attualità. “La repressione delle manifestazioni è una pratica che vediamo applicata a tanti contesti del mondo”.

La solidarietà e la speranza

Il morale di Fabio, ora che è libero e di nuovo in Italia, è buono, riferisce la madre, ma lo spettro di ripiombare nell’incubo continua ad aleggiare.
Di sicuro un ruolo importante lo ha giocato la grandissima solidarietà che sia la famiglia che Fabio stesso hanno ricevuto durante la sua assurda detenzione. Quando era in carcere, il ragazzo ha ricevuto centinaia di lettere e ci sono state manifestazioni, incontri, raccolte di firme tanto in Italia quanto in Germania.
Jamila Baroni presenterà il suo libro a Bologna il prossimo 24 gennaio, durante un incontro al Circolo Anarchico “Berneri”.

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