Un milione di euro di beni sequestrati, tra beni mobili, immobili e societari, nonché di conti correnti, all’imprenditore Ciro Cuomo nell’ambito di un’indagine per i reati di bancarotta fraudolenta, stalking, ricettazione, trasferimento fraudolento di valori e auto-riciclaggio. È questo il risultato dell’operazione della Guardia di Finanza, che ha applicato le misure di prevenzione del codice antimafia a un personaggio noto a Bologna, in particolare in via Saffi, già al centro di denunce e reportage di Libera, l’associazione antimafia.
E proprio Libera commenta con soddisfazione l’operazione, sottolineando come sia fondamentale il monitoraggio civico.

L’inchiesta su Ciro Cuomo e via Saffi

In particolare, l’associazione partì da alcuni episodi inquietanti avvenuti in via Saffi, quando si registrarono incendi di auto ed altri episodi che avevano fatto calare un velo di paura sulla strada cittadina. Libera iniziò a indagare, raccogliendo le testimonianze dei residenti della zona e ricostruendo i movimenti di Cuomo, già attenzionato dalle autorità giudiziarie. Ne naque un video-reportage, che fu presentato all’edizione 2021 di Fili, il Festival della Libera Informazione e dell’Impegno.
Alla proiezione parteciparono anche personaggi vicini a Cuomo, tra cui uno che riprese col telefonino l’evento, con un gesto che parve intimidatorio. Anche sulle pagine social dell’associazione antimafia le intimidazioni non mancarono, ma Libera non si fece intimidire.

«Proviamo grande felicità perché Polizia, Guardia di Finanza e Procura si sono mosse con grande decisione, applicando le misure di prevenzione del codice antimafia – commenta ai nostri microfoni Andrea Giagnorio di Libera Bologna – Sono misure molto importanti perché riescono a slegare l’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati dalle lunghezze di un processo penale».
Giagnorio racconta anche come è nato il reportage di Libera, che ha ricevuto segnalazioni di parte dei cittadini, che raccontavano un clima di omertà e intimidazione da parte di Cuomo, che in via Saffi si comportava «come il padrone» di quelle strade. Da qui la decisione di andare a toccare con mano, fino a riscontrare effettivamente la paura da parte dei cittadini.

Sugli incendi è in corso un processo penale, quindi Libera attende la verità giudiziaria, ma per quanto riguarda quella sociale è il clima di intimidazione che si respirava in via Saffi ad aver spinto Libera ad occuparsene. Ma anche a immaginare il riutilizzo dei beni sequestrati per aprire una nuova stagione su via Saffi. «Ci può essere un riutilizzo ed è il lavoro che da oggi inizieremo a fare – annuncia Giagnorio – Adesso c’è il sequestro e bisogna aspettare la confisca, però sarebbe fondamentale per far voltare pagina a via Saffi che dei beni di Cuomo di fosse un riutilizzo sociale».

Quanto al lavoro di monitoraggio civico compiuto da Libera, il referente dell’associazione spiega che si tratta anche di un lavoro di mediazione con la cittadinanza che osserva alcuni fenomeni, ma magari non trova il coraggio di denunciare, anche per via della lunghezza dei procedimenti giudiziari.
«Pensiamo che sia importante per ricostruire quel legame di fiducia che ci deve essere tra cittadine e cittadini, associazioni e istituzioni per creare una società davvero libera da criminalità, mafie e corruzione».

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ANDREA GIAGNORIO:

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