Ricordate quanto si parlasse durante la pandemia del ruolo fondamentale svolto dai medici e dagli infermieri, e della narrazione che li paragonava a figure eroiche e angeliche? Dimenticate tutto, così come sono state dimenticate le necessità degli studenti di Medicina, i quali, coordinati dal Gruppo Prometeo, hanno manifestato davanti al Padiglione 5 del Policlinico Sant’Orsola per denunciare la situazione dei loro tirocini.

Il flash mob contro la decisione dei direttori sanitari ospedalieri

Il presidio è constato di una trentina di studenti provenienti da tutti gli anni di corso, e costretti ormai da un mese e mezzo nuovamente alla didattica a distanza per i tirocini e i laboratori, in contrasto paradossale con quanto accaduto nel primo semestre, quando si era proceduti per la riorganizzazione degli stessi in presenza, mentre adesso, che l’80% degli studenti e studentesse è vaccinato e che le pressioni sulle strutture ospedaliere della città di Bologna sono diminuite, sono comunque costretti a una formazione di tipo telematico.

Con attività di volantinaggio, proclami al megafono con esperienze di studenti di tutte le età e nazionalità, esposizione di striscioni e cartelli, molti dei quali per l’appunto recanti l’ironia di aver potuto usufruire della vaccinazione ed essere comunque “esiliati” dal luogo del loro futuro impiego, la manifestazione di Gruppo Prometeo ha voluto denunciare apertamente questa decisione presa dai direttori sanitari delle aziende ospedaliere, nonché i problemi strutturali del tirocinio tout court.

La formazione dello studente universitario di medicina risente, infatti, di determinate lacune che non permettono, a differenza invece delle controparti francese e tedesca, di acquisire capacità medie fondamentali per il lavoro ospedaliero durante il sestennio, ma che si ottengono solamente attraverso la specializzazione. Questa carenza danneggia non solo i ragazzi, ma l’intera comunità, dato che al termine del loro percorso saranno inseriti nel Sistema Sanitario Nazionale, già attraversato da diverse problematiche, senza i corretti mezzi per poter far fronte alle situazioni che li richiedono.

Proprio per questo, al termine dell’attività di protesta, gli organizzatori hanno creato delle specie di laboratori all’aperto per gli studenti presenti, un’attività di auto-gestione a simboleggiare quelle capacità e conoscenze che sono richieste nel curriculum di un medico ma che non trovano spazio nel percorso studentesco, tra cui il corso di BLSD (Basic Life Support and Defibrillation) ossia la procedura di primo soccorso, il corso delle suture e della medicina del territorio.

«Chiediamo che sia dato un senso alla nostra formazione, perché il tirocinio online non ci permette di fare il nostro lavoro» ci ha confidato Andrea Mariano, studente di medicina nonché attivista del gruppo Prometeo, «tutto quello che facciamo è stare dietro a un computer e a discutere casi clinici, questo non ci aiuterà a imparare e a evitare gli errori quando ci troveremo di fronte dei casi concreti e reali».

Già oggi gli studenti hanno esposto la loro relazione sulla situazione agli esponenti dell’Università, nella speranza che possano finalmente aprire un dialogo costruttivo con le strutture ospedaliere e che, fino a oggi, sembra essere completamente assente. Tuttavia l’attività del gruppo Prometeo non si fermerà qui, dato che è già prevista un nuovo presidio per la prossima settimana per denunciare la chiusura della loro sala studio al Sant’Orsola, la cosiddetta “Saletta” del Padiglione 28, luogo frequentato e, fino a poco tempo fa, aperto l’intero anno per tutti gli studenti, non solo di medicina ma dell’intero ateneo di Bologna.

Luca Meneghini

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ANDREA MARIANO:

Articolo precedenteResistente e solidale, il 25 aprile di “Un pasto avanti”
Articolo successivoRevif e il nuovo Ep “Sentirsi ma non con le orecchie”