Ogni anno, con l’approssimarsi degli anniversari delle stragi in Italia, puntuali spuntano le “piste alternative”, le teorie divergenti dalle verità storiche o giudiziarie finora acclarate o, in altre parole, i tentativi di creare confusione e depistare dal raggiungimento della piena verità. Non fanno eccezione i quarantesimi anniversari che stanno per sopraggiungere, quelli della strage di Ustica del 27 giugno 1980 e quello della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
A denunciare questi tentativi, questa volta, è Daria Bonfietti, presidente dell’associazione dei parenti delle vittime di Ustica.

Ustica: i nuovi tentativi per allontanare dalla verità

Nei giorni scorsi il presidente del Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), Raffaele Volpi, ha dichiarato che il Comitato “auspica che i documenti custoditi negli archivi delle Agenzie di informazione per la sicurezza, e relativi al sequestro e all’omicidio di Aldo Moro, alla strage di Bologna e a quella di Ustica, possano essere oggetto di desecretazione e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria, anche alla luce delle rilevanti novità riportate nei mesi scorsi dagli organi di stampa, da cui emergerebbero scenari in parte difformi rispetto a quelli accertati dai processi”.

Una lettura decisamente non condivisa da Bonfietti, che si rammarica del fatto che “il presidente del Copasir, o il Copasir nel suo complesso, spinti da un doveroso impegno per la verità, cadano in questa trappola”, visto che “ci si riferisce proprio alla stessa documentazione regolarmente custodita” e in merito alla quale i Servizi hanno già detto che “non riguarda né Ustica, né Bologna”. Insomma, starebbe ripartendo un’operazione che “è già stata ampiamente sbugiardata”, chiosa Bonfietti, che da parte sua ricorda al Copasir che “sulle stragi non esiste e non può esistere segreto di Stato e che tutta la documentazione attinente alle stragi deve essere resa pubblica e depositata all’Archivio centrale dello Stato, in base alla direttiva Renzi”.

Il riferimento della presidente dei famigliari a quanto già visto è a quello che accadde qualche anno fa, quando il senatore Carlo Giovanardi sosteneva di aver trovato delle carte, partecipando ai lavori della Commissione Moro, che avrebbero potuto “riscrivere” la storia delle due stragi. “Nonostante sia già stato smentito e sbugiardato – insiste Bonfietti – oggi torna la stessa operazione”.
L’ex senatrice aggiunge che Copasir, governo e istituzioni “dovrebbero aver cura dell’effettiva realizzazione della direttiva Renzi, confrontandosi con i Comitati nominati per quello scopo ed eventualmente anche con le osservazioni delle associazioni delle vittime del terrorismo”.

Per evitare ogni forma di depistaggio, insiste Bonfietti, “si deve tener presente che per Ustica la vera distruzione della documentazione è avvenuta in ambito militare, e che oggi l’ostacolo alle indagini della Procura di Roma viene dall’assoluta mancanza di documentazione frutto di collaborazione internazionale”, una mancanza di collaborazione “che si esplicita nelle non risposte adeguate alle rogatorie e che rappresenta un profondo sfregio alla nostra dignità nazionale”.

La strage di Ustica e quanto fin qui accertato

La strage di Ustica fu un incidente aereo, avvenuto alle 20:59 del 27 giugno 1980 sopra il braccio di mare compreso tra le isole italiane di Ponza e Ustica. Nella strage persero la vita 81 persone, compreso l’equipaggio. Il Dc-9 della compagnia aerea Itavia precipitò in mare e l’ipotesi più accreditata riguarda un abbattimento da parte di aereo non identificato in scenario di guerra aerea.

Il 10 settembre 2011 una sentenza emessa dal giudice civile Paola Proto Pisani ha condannato i Ministeri della Difesa e dei Trasporti al pagamento di oltre 100 milioni di euro in favore di 42 familiari delle vittime della Strage di Ustica. Alla luce delle informazioni raccolte durante il processo, i due Ministeri sono stati condannati per non aver agito correttamente al fine di prevenire il disastro, non garantendo che il cielo di Ustica fosse controllato a sufficienza dai radar italiani, militari e civili e per aver successivamente ostacolato l’accertamento dei fatti.

Le conclusioni del giudice di Palermo escludono che una bomba fosse esplosa a bordo del DC-9, affermando bensì che l’aereo civile fosse stato abbattuto durante una vera e propria azione di guerra, dipanatasi senza che nessuno degli enti controllori preposti intervenisse. La sentenza individuò inoltre responsabilità e complicità di soggetti dell’Aeronautica Militare Italiana nel perpetrare atti illegali finalizzati a impedire l’accertamento della corretta dinamica dei fatti che condussero alla strage.
Il 28 giugno 2017 l’ennesimo ricorso dell’Avvocatura dello Stato è stato rigettato dalla Corte d’Appello di Palermo, che ha nuovamente additato a causa dell’incidente un atto ostile perpetrato da un aereo militare straniero.

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