La terza sezione civile della Corte di Cassazione accoglie il ricorso della famiglia di Aldo Davanzali, presidente della compagnia Itavia, fallita in seguito alla “significativa attività di depistaggio” intorno alla strage di Ustica.

E’ una sentenza civile, ma potrebbe aprire nuovi scenari, nel processo e nell’inchiesta sulla strage di Ustica. Accertato, nei mesi scorsi dalla corte, che il DC-9 Itavia precipitò nel contesto di un’azione di guerra aerea, la sentenza appena emessa, in sede civile questa volta, afferma che la “significativa attività di depistaggio” contribuì al fallimento della compagnia aerea, della quale Aldo Davanzali era presidente. Le voci, infatti, che per lungo tempo accreditarono l’ipotesi del cedimento strutturale, portarono al fallimento della compagnia di Davanzali accusato di far volare i passeggeri su “bare volanti”.   

“Aldo Davanzali ha pagato caramente questa vicenda che portò al fallimento di Itavia” dice Andrea Purgatori, uno dei massimi esperti sulla strage di Ustica.

“Questa sentenza civile è molto importante perchè, dopo la prima sentenza della Cassazione, che attribuiva al missile la causa dell’esplosione del DC-9, è evidente che coloro i quali erano ai posti di comando quella notte, dovranno rispondere anche economicamente” spiega il giornalista che coniò l’espressione “muro di gomma“, con riferimento all’omertà intorno alla vicenda di Ustica.

“A questo punto è evidente che il processo nel quale furono assolti i generali dell’aeronautica dell’epoca, comincia a traballare, perchè un aereo è stato abbattutto nel nostro spazio aereo. Coloro i quali avevano la responsabilità di garantirne la sicurezza, devono rispondere adesso anche in sede civile.” afferma Purgatori.

“Forse adesso qualcuno comincerà a parlare, e credo -conclude il giornalista- che dopo 33 anni sia ora che gli italiani, e soprattutto i famigliari delle 81 vittime abbiano giustizia e sappiano cosa è successo”