Un team di cervelli si unisce e prende posizione sugli effetti e le trasformazioni portate dall’emergenza coronavirus al mondo dell’Università. Si tratta di Brain Unibo, gruppo di docenti, studenti, ricercatori e operatori didattici, sia di facoltà e corsi umanistici che scientifici, “travolti dagli effetti della pandemia” soprattutto dal punto di vista economico e sul lavoro.
“Il percorso collettivo è nato durante il lockdown – osserva ai nostri microfoni Paola Rudan, docente associata di Unibo – dall’esigenza di affrontare le sfide di fronte alle quali la pandemia sta mettendo l’Università”. Una corsa ai ripari che però si inserisce in una trasformazione dell’Università stessa, che il gruppo vuole affrontare in modo collettivo.

Università Bologna: le trasformazioni accelerate dalla pandemia

“La pandemia ha fatto venire fuori le condizioni sociali di accesso alla formazione e radicali disuguaglianze”, continua Rudan, Da qui, una disamina delle scelte intraprese dall’Ateneo bolognese che, presendandole come emergenziali, ha chiesto di affrontarle con dedizione e spirito di sacrificio. “Noi però sappiamo che sono destinate a durare e che siamo di fronte a una scelta”, scrive Brain Unibo che questo per questo pomeriggio alle 17.00, in presenza in piazza Scaravilli e a distanza sulla piattaforma Zoom, ha organizzato un’assemblea pubblica.

“Noi ora prendiamo posizione”, scrive il gruppo sull’evento Facebook di questo pomeriggio. Un appuntamento che è stato preceduto da azioni che hanno interrotto simbolicamente le lezioni al fine di leggere il manifesto della realtà.
L’Alma Mater, per gli attivisti, ha adottato “misure parziali” per superare la crisi sanitaria. “Gli investimenti nella tecnologia digitale sono stati privilegiati rispetto a quelli destinati a risolvere il problema strutturale degli spazi. Pochi riescono ad accedere a biblioteche e aule studio. Non è prevista alcuna riduzione delle tasse per chi non potrà usufruirne in presenza. Non sono stati modificati i requisiti di rinnovo dei permessi di soggiorno per studentesse e studenti migranti che a causa del lockdown non hanno potuto garantire gli standard di merito necessari. Le condizioni abitative restano regolate dagli interessi del mercato immobiliare cittadino”, lamenta Brain Unibo. Questioni che, osserva ai nostri microfoni la studentessa Marika Giati, “avrebbero dovuto avere la precedenza”.

Ancora, gli attivisti lamentano che l’Università di Bologna “dà per scontato che alcune studentesse e studenti potranno pagarsi una formazione in presenza, mentre altre e altri dovranno accontentarsi di quella a distanza”. Ed è “contro questa organizzazione ingiusta della formazione” che il gruppo “prende posizione”. Ma Brain Unibo si oppone anche agli investimenti da “milioni di euro nella digitalizzazione delle aule, nella creazione di app dedicate alla riattivazione distanziata dei corsi in presenza, nella valorizzazione dei progetti di didattica innovativa” senza accompagnarli ad un investimento nel carico di lavoro degli insegnanti.
“Contro questa intensificazione del lavoro e squalificazione dell’insegnamento, noi ora prendiamo posizione”, si legge nella dichiarazione.

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