Che le tendenze del presidente ungherese Victor Orban fossero autoritarie è cosa nota. Non sorprende quindi che la pandemia di coronavirus sia diventata un ulteriore pretesto per assumere pieni poteri e avvicinarsi di un altro passo al gradino della dittatura. Al punto che si potrebbe dire che molte delle misure restrittive e di controllo che molti Paesi europei stanno conoscendo in queste settimane a causa dell’emergenza sanitaria, in Ungheria siano in vigore da ormai dieci anni.

Ungheria: pieni poteri a Orban

Il pacchetto di misure approvato lunedì scorso dal Parlamento ungherese conferisce al presidente pieni poteri a tempo illimitato. Il pretesto è quello di gestire l’epidemia nel Paese magiaro, “ma gli standard europei non prevedono che lo stato di emergenza possa essere dichiarato senza un limite temporale”, osserva ai nostri microfoni Daniele Tibaldi, giornalista di East Journal che segue le questioni ungheresi.
Le misure contengono anche una pena detentiva per chiunque diffonda notizie “false” che possano “interferire con la pubblica sicurezza” dell’Ungheria, o che infondano “allarme o agitazione presso la popolazione”.

Più in generale, i pieni poteri di cui può vantare Orban – dopo le strette alla libertà di stampa, all’indipendenza della magistratura, ai diritti civili e dopo una riforma elettorale che premia il suo partito – consistono nella sospensione di fatto il Parlamento e delle prossime elezioni e la possibilità di emanare decreti in deroga alle leggi attualmente in vigore.
Le misure hanno gettato in allarme sia le organizzazioni umanitarie che le opposizioni. Tra le prime, Amnesty International ha sottolineato il rischio che Orban possa colpire i diritti civili senza alcuna forma di controllo democratico. Le seconde sono preoccupate per la libertà di parola, dal momento che le nuove sanzioni sulla “disinformazione” rimangono arbitrarie e possono indurre ad autocensura.

L’atto finale dell’autoritarismo e le reazioni europee

“Possiamo considerare il pacchetto di misure di lunedì scorso come l’atto finale di un processo lento e costante degli ultimi dieci anni – sottolinea Tibaldi – che può essere letto anche come la conseguenza della drammatica crisi economica cominciata nel 2008”.
La nascita di populismi e sovranismi e l’ascesa di figura autoritarie, del resto, non riguarda solo l’Ungheria, ma si è manifestata in diversi Paesi europei.

L’Unione Europea avrebbe la possibilità di aprire una procedura d’infrazione nei confronti dell’Ungheria per violazione dei principi fondamentali, ma il meccanismo con cui è stato pensato questo dispositivo oggi appare un’arma spuntata. “Sarebbe necessaria l’unanimità all’interno del Consiglio europeo – spiega il giornalista – ma oggi Orban può vantare il supporto dei Paesi del cosiddetto Gruppo Visegrad”. Paesi dell’est, entrati nell’Unione negli ultimi vent’anni, che hanno cambiato gli equilibri politici all’interno dell’Europa stessa.

Le mosse di Fidesz, il partito di Orban, del resto, da tempo imbarazzano il Ppe (Partito Popolare Europeo), che già l’anno scorso ha sospeso la formazione magiara. Oggi, l’eurodeputata Pernille Weiss del Partito Popolare danese chiede l’espulsione di Fidesz dal gruppo a Bruxelles. “Non possiamo accettare che esista un regime dittatoriale nell’Ue. L’Ungheria dovrebbe essere messa in uno stretto regime di quarantena politica. Il governo ungherese non dovrebbe più avere un posto al tavolo delle istituzioni europee”, ha detto invece il ministro degli Esteri lussemburghese, Jean Asselborn.

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