C’è voluta una lunghissima conferenza stampa per restituire il senso della ripartenza e presentare il primo troncone della stagione teatrale 2020-2021 di Ert. Più che sugli appuntamenti, che saranno come sempre distribuiti nei palchi distribuiti lungo l’Emilia Romagna, sia il presidente Giuliano Barbolini che il direttore Claudio Longhi hanno voluto soffermarsi sulla complessità e le difficoltà del fare teatro dopo la pandemia, sottolineando però che all’incertezza si affiancano la determinazione e il lavoro collegiale.

Ert e la riflessione sulla ripartenza del teatro

Il lockdown e la pandemia hanno inciso nella nuova stagione di Ert non solo dal punto di vista logistico, temporale ed organizzativo, con teatri ancora chiusi per adeguamenti e una programmazione che procede per brevi periodi, ma anche e soprattutto dal punto di vista concettuale, segnale che la forma artistica teatrale è immersa nel presente e nella società che la circonda.
Nella riflessione sviluppata per la stagione 2020/2021, ad esempio, è maturata la decisione di procedere per tronchi di programmazione. Ad oggi quelli presentati sono solo gli appuntamenti che vanno da ottobre a gennaio, nella consapevolezza che “il quadro generale è in movimento”, ha osservato Loghi.

Un secondo elemento attiene alle produzioni e ai lavoratori dello spettacolo. Per questa stagione il cartellone prevede solo produzioni Ert, rafforzate grazie ad un rinforzo del nucleo di artisti della compagnia stabile, che passa da otto a quindici unità.
In questo contesto ha trovato spazio una riflessione anche sui lavoratori dello spettacolo, drammaticamente colpiti dalla pandemia. Per Longhi sarebbe quindi opportuno che a livello nazionale si intervenisse con uno statuto giuridico e professionale che riducesse la costante precarietà vissuta da questa categoria di lavoratori e si arrivasse finalmente a considerare il lavoro artistico come lavoro a tutti gli effetti.

La terza rivoluzione del teatro post-pandemia riguarda le modalità di articolazione dell’offerta. Le sole produzioni di Ert si propongono di risolvere anche i problemi di circuitazione nei diversi territori degli spettacoli, situazione che durante il lockdown ha portato al collasso stesso dell’attività teatrale, preoccupandosi al contempo anche della ricaduta in termini ambientale che le tournée teatrali comportano.

Una volta c’era, il filo conduttore della stagione

Se la stagione 2019/2020 di Ert era sintetizzata dal claim “Bye bye ‘900?“, in cui si rifletteva sulla chiusura dei rapporti col secolo scorso, mettendo in discussione che questo distacco ci fosse stato, la pandemia ha invece rappresentato una cesura netta con quello che era il teatro, ma anche il mondo di prima che, nella speranza che sia definitivamente lasciato alle spalle, occorre ricordare.
Ed è proprio nel solco di lasciarsi alle spalle ad un certo mondo, ma anche nella funzione primaria del teatro che è quella di raccontare storie che si incarna il tema di quest’anno: “Una volta c’era“.

Gli spettacoli

La stagione si apre a Modena con una nuova regia di Claudio Longhi, che, su drammaturgia originale di Alejandro Tantanian a partire dai racconti dello scrittore tedesco Alfred Döblin Fiaba del materialismo e Traffici con l’aldilà, dirige la Compagnia permanente di Ert: “Il peso del mondo nelle cose“.
Lo scrittore Paolo Di Paolo continua a collaborare con il Teatro Nazionale dell’Emilia-Romagna per il nuovo allestimento “Wet Market. La fiera della (nostra) sopravvivenza“, ambientato in un mercato coperto nel cuore di una grande città. In scena, insieme alla compagnia, Marina Occhionero.

Da una coproduzione internazionale di quindici teatri e festival, fra cui Emilia Romagna Teatro Fondazione, nasce “Catarina e a beleza de matar fascistas“, il nuovo lavoro di Tiago Rodrigues, autore, attore e regista, direttore artistico del Teatro Nacional D. Maria II di Lisbona, atteso a Modena.
Debutta invece a Cesena (e replica a Vignola) nel riallestimento italiano, “The Metamorphosis“, in programma nell’ambito di VIE festival e sospeso a causa dell’emergenza da Covid-19.
Artista di casa a ERT, Lino Guanciale approda alla sua seconda regia, dirigendo a Modena e Vignola la Compagnia permanente ne “La mia infinita fine del mondo“.

Nell’ambito di Atlas of Transitions Biennale – sospeso per il lockdown e che sarà riprogrammato con un nuovo calendario dal 2 al 6 dicembre con il titolo We The people – debutta a Bologna “Lingua Madre“, il progetto della scrittrice e regista teatrale e cinematografica di origine argentina Lola Arias che ripensa la parola madre da zero.
Chi ha ucciso mio padre“, dal testo del giovane scrittore francese Édouard Louis, con la regia di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini e interpretato da Francesco Alberici, torna in stagione a Bologna dopo il debutto a VIE Festival 2020.
Ultimo spunto di un programma molto più ricco, consultabile qui, è “Wasted“, lo spettacolo di Bluemotion – con la regia di Giorgina Pi, tra i fondatori del collettivo romano dell’Angelo Mai – tratto dal testo di Kae Tempest, atteso a Bologna.

ASCOLTA LA PRESENTAZIONE DI CLAUDIO LONGHI:

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