Si intitola “Green Pass: le ragioni del No” e in quattro giorni ha raccolto oltre 23mila firme. È la petizione, promossa dall’avvocata Olga Milanese e dall’operatore culturale Carlo Cuppini e indirizzata direttamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, contro la misura decisa dal governo che limita l’accesso ad alcuni luoghi delle persone non vaccinate o che non si siano sottoposte ad un tampone risultato negativo.
«Il Green Pass – scrivono i promotori della petizione – contrasta con i principi fondanti il nostro ordinamento, sia di matrice costituzionale che comunitaria ed internazionale».

La petizione contro il Green Pass

«Il nostro è un testo giuridico – afferma ai nostri microfoni Cuppini, uno dei promotori – Non abbiamo voluto entrare né nel dibattito politico né in quello scientifico».
Ad elaborare la petizione è stata infatti Milanese, che ha svolto un lavoro di ricerca sulle fonti del diritto, nazionale e internazionale, che il Green Pass viola, tra cui anche dettati costituzionali.
Prima di diffondere la petizione, i promotori l’hanno sottoposta ad esponenti del mondo intellettuale, culturale, accademico e scientifico e da qui sono arrivate le prime firme, tra cui quelle di Giorgio Agamben, Ugo Mattei e Paolo Sceusa.

«Molti dei nostri firmatari sono persone vaccinate – sottolinea Cuppini – La narrazione che è stata imposta in questa fase è completamente sbagliata. Non c’era la verità e la scelta inevitabile da una parte e quattro gatti scalcagnati dall’altra che rivendicavano le loro egoistiche libertà individuali».
I promotori, del resto, si rivolgono direttamente a Mattarella in quanto garante della Costituzione e dello stato di diritto, per chiedergli sostanzialmente di cancellare immediatamente una norma discriminatoria.

«La cosa che più ci preme è mettere in discussione un principio che va affermandosi – sottolinea Cuppini – Anche in una situazione critica, drammatica ed emergenziale noi crediamo non si possa avallare il paradigma del “basta che funzioni”. Non basta che una misura prometta di funzionare rispetto all’obiettivo condiviso da tutti di fermare la pandemia e limitarne i danni. Ci devono essere dei paletti invalicabili per evitare che una misura distrugga il tessuto sociale, la tradizione liberale del nostro Paese e occorre trovare altre strade».

Per quanto non sia presente nel testo della petizione, il promotore evidenzia anche come sia controversa la possibile efficacia del Green Pass stesso per ammissione di alcuni scienziati stessi.
«Il Green Pass è più una forma di pressione per mandare avanti il più rapidamente possibile la campagna vaccinale – osserva Cuppini – Sappiamo che i vaccinati, anche se in forma molto minore rispetto ai non vaccinati, possono diffondere il virus, quindi il Green Pass non può essere un vero strumento di controllo epidemiologico. Allora si trovino altri modi e non si distrugga l’architettura costituzionale e giuridica dello Stato».

ASCOLTA L’INTERVISTA A CARLO CUPPINI:

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