Tante voci e tanti linguaggi musicali per un unico riff: Ricostruzione!

Con un bacio il principe svegliò la Bella Addormentata nel Bosco, tutto il paese riprese a vivere e vissero felici e contenti. Purtroppo il bacio del jazz non sarà capace dell’happy end per l’Aquila terremotata, ma è stato sufficiente a portare per un giorno la vita nelle strade deserte del capoluogo abruzzese. Diciotto locations in città per rispettivi concerti con più di seicento musicisti impegnati in una maratona del jazz italiano per la ricostruzione. A fianco di tutto il gotha nostrano delle blue notes tantissimi artisti locali e non, dal dixieland all’avanguardia, in una sorta di percorso vita creativo alla riscoperta di luoghi e monumenti sepolti e dalle macerie del sisma e dall’oblio della memoria.


In realtà le cronache jazzistiche passano in secondo piano rispetto all’allegria respirata all’Aquila da cinquantamila festanti nei quali si mischiavano felici critici, fan, musicisti e, perchè no, anche la troupe di Radio Citta’Fujiko.

Comunque, dando la precedenza all’orecchio, come spesso succede le proposte più interessanti arrivano dai palchi meno frequentati, come il Ponte della Fortezza Spagnola calcata dagli Hobby Horse di Dan Kinzelman, Piazza Chiarino con Cusa e i suoi Assassins, Largo Tunisia colorata da Giovanni Guidi e Gianluca Petrella, i Portici di San Bernardino invasa dalla fisarmonica di Antonello Salis o l’interno della Basilica di San Bernardino e il recital pianistico di Umberto Petrin.

Dalla Cannoniera del Forte, l’ampia finestra del palazzo dal quale sparavano palle di cannone, non si bombardano gli assedianti con granate, ma fuoriesce all’improvviso una melodia tipo World Saxofone Quartett del Saxea di Diego Borotti, con i suoi suadenti intrecci melodici per solo fiati.

Purtroppo non siamo in grado, non avendo ancora raggiunto il dono dell’ubiquità, di narrarvi altre importanti location, prima tra tutte quella della bellissima ma lontana Fontana delle 99 Cannelle, dove si è esibito tra gli altri il bravissimo Trovesi in duo col fisarmonicista Coscia.

Presenti invece nei due luoghi principali della maratona: la Scalinata San Bernardino e la sera di Piazza Duomo, con tanto di Carlo Massarini a presentare Rava, Pierannunzi e Doctor 3 con Gino Paoli.

Nella scalinata si è esibito l‘Aires Tango del sempre ottimo Javier Girotto, , e il quintetto di Paolo Fresu con Tino Tracanna, set vissuto da migliaia di spettatori felicissimi di essere lì.

A tarda notte, tanto stanchi quanto soddisfatti, ci rimangono tante note e due considerazioni. La prima è quella che ci fa dire che il jazz non è destinato a rimanere solo musica di nicchia, ma, se presentato con intelligenza e fantasia, può diventare consumo intelligente e di massa. La seconda, più importante, riguarda la città dell’Aquila. Questa maratona musicale ha illuminato e fatto vivere per un giorno la città. Si è palesata la grande voglia degli aquilani a torrnare a vivere nel centro storico, fuori dai non luoghi del post terremoto e dalle new town berlusconiane. Ora tocca alle istituzioni a dare corpo alla ricostruzione di strade, abitazioni, palazzi e negozi: per non fare precipitare la città nella maledizione dell’agave, quel fiore che fiorisce un giorno dopo dieci anni e subito dopo muore.


Venerdi 11 settembre alle ore 10.30 , nello spazio radiofonico SpecialTwice JazzLive di Radio CittaFujiko, report radiofonico della maratona jazz, con interviste, registrazioni dei concerti e commenti, a cura di William Piana ed Alfredo Pasquali.