A 103 anni se ne va Rita Levi Montalcini. Ciò che lascia, ciò che verrà raccolto e ciò che mancherà.

Ricordare la figura di Rita Levi Montalcini è ricordare l’importanza della scienza e della ricerca. Il suo nome istantaneamente viene connesso al suo ruolo fondamentale nell’ambito delle neuroscienze e della ricerca scientifica. Una scienza laica e generosa, con tanti obiettivi per il miglioramento. Ma non è uno di quei casi in cui il patriottismo e i riconoscimenti servono per sottolienare il vuoto che viene lasciato.

Quello fatto dalla Montalcini è stato un percorso esistenziale basato su un’immagine autentica che è sempre più rara e introvabile nell’infinito e indefinito campo dei personaggi pubblici: l’impegno. Costanza, umiltà, sobrietà e ironia sono state tutte caratteristiche che hanno arricchito la sana determinazione fatta di dedizione e coscienza critica.

Quello che più mancherà della grande scienziata è proprio l’impegno elegante con cui ha sempre sostenuto le proprie cause, scientifiche o politiche che siano state, trascinandosi aspre critiche e vuoti impropri lanciatele addosso da chi purtroppo vuole solo far rumore senza portare dietro con sé contenuti e parole piene.

Le sue scelte politiche non sempre condivisibili non sono state mosse da arrivismo o codardia, ma dalla forza che dà l’impegno (centenario!) nelle cause che vengono scelte in base ai propri valori e alle proprie inclinazioni.

Quello che lascia Rita Levi Montalcini è un messaggio chiaro, semplice e sempre attuale: l’impegno, la riflessione e la coscienza critica devono essere le grandi forze che muovono l’agire. E con la gratuità questo impegno diventa un investimento per il futuro: le giovani donne, i precari, coloro che sanno e hanno la continua prova di vivere in un mondo ingiusto hanno dalla loro la possibilità dell’impegno e della costanza, per uscire dalla zona grigia e ritrovare il coraggio del ribellarsi. Una donna libera, laica e in costante messa in discussione. Come la sua scienza.

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