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Musicista ed autore raffinato, interprete autentico della musica della Napoli più magica e vera dove lui tuttora vive e respira quotidianamente la città, Enzo Gragnaniello miscela sapientemente ritmi sinceri ed atavici con la musica classica napoletana e sonorità mediterranee. Ama la sua città, le sue radici, è affezionato alla sua cultura, ma la sua voce attraversa le barriere e crea suoni universali; guarda avanti senza mai dimenticare lo scopo della sua musica e del suo canto, che è quello di emozionare e di alimentare lo spirito dell’ascoltatore.

“Lo chiamavano vient’ ‘e terra” è il titolo dell’ultimo album di Enzo Gragnaniello, dal 1984 uno degli artisti più attivi sulla scena musicale napoletana, vincitore della sua quarta Targa Tenco come miglior album in dialetto. Un dialetto, quello napoletano, che fa parte della sua identità e non si può imitare: “La napoletanità è la mia identità. Napoletano lo si è, non lo si fa>> ha riferito Gragnaniello ai microfoni di Radiocittà Fujiko.

Dodici brani firmati, prodotti e arrangiati dal cantautore napoletano, reduce dai riconoscimenti per la colonna sonora del film “Veleno”, del brano “Vasame” incluso nella colonna sonora di “Napoli velata” di Ferzan Ozpetek (interpretata da Arisa) e del brano “L’erba cattiva” presente nella colonna sonora di “Gatta Cenerentola”.

Ha inizato la sua carriera tra gli anni ’70 e gli anni ’80, in un periodo in cui il rock e la musica d’oltreoceano stavano sempre più prendendo piede in Europa e in Italia, ma all’inzio della sua carriera ha deciso di ritornare alle radici della storia napoletana. <>.

Il brano “Lo chiamavano vient’ ‘e terra” è un brano autobiografico che racconta vari episodi e esperienze della mia vita, da quando da piccolo giravo per i vicoli di Napoli a quando non ancora adolescente scappai a Milano, percependola come la città più lontana in cui evadere. Tornato a Napoli mi iscrissi al comitato dei Disocuppati organizzati e per loro iniziai a scrivere le prime canzoni che furono “Canzoni di Rabbia e Canzoni d’amore”.

Carlotta Curti

ASCOLTA L’INTERVISTA A ENZO GRAGNANIELLO: