“A film within a play”, così viene presentato nei titoli di testa “Henry V” (1944) di e con Lawrence Olivier, poichè, dopo un’inquadratura iniziale delle Torri di Londra, si passa ad una rappresentazione al Globe Theatre, luogo ove si svolse la prima assoluta (1 maggio 1600) del lavoro shakespeariano, per poi passare ad uno scenario cinematografico periodicamente inframmezzato da quello della rappresentazione teatrale, alla quale si ritorna verso la fine. Per le musiche di questa ambiziosa produzione che echeggia il clima patriottico di quegli anni di guerra, Olivier scelse William Walton (1902-83).

Singolare che, ambedue, per la sequenza della battaglia di Agincourt, si rifacessero alla celeberrima sequenza della battaglia sul ghiaccio del film “Alexander Nevski” (1936) di Sergei Eisenstein, con le musiche di Sergei Prokofiev. Come ammise successivamente lo stesso attore e regista, la sequenza di Agincourt fu “disseminata da piccoli imprestiti dal Maestro di tutti noi, Eisenstein.”. Per Walton, chiaramente influenzato in questo punto da Prokofiev, vi fu in seguito l’accusa di plagio. Ma il compositore successivamente ebbe pure problemi legali con gli editori del francese Marie-Joseph Canteloube de Malaret, poichè in una sequenza utilizza una canzone popolare già precedentemente utilizzata da Canteloube nel suo “Bailero”, facente parte del ciclo vocale “Chants d’Auvergne”.

Altre citazioni di Walton nel corso di questo lavoro sono tratte da un pezzo clavicembalistico di Giles Farnaby tratto dal “Fitzwillian Virginal Book”, la canzone da bevitori “Watkins Ale” ed il canto di battaglia francese “Réveille-vous, Piccars”. Criteri nettamente opposti a quelli seguiti da Patrick Doyle (e dal suo orchestratore Lawrence Ashmore), al quale un altro regista ed attore come Kenneth Branagh aveva richiesto esplicitamente una musica (trasmessa la scorsa settimana) completamente originale e scevra da inflessioni medievaleggianti, per la sua versione filmica dell’89 (anzi, per il “Non nobis, domine”, Doyle si aggiudicò persino un premio come miglior tema originale per un film).

Walton medesimo non arrangiò la sua partitura per “Henry V” per la sala da concerto. Per anni la musica fu conosciuta principalmente dall’incisione del ’46 di brani scelti dalla partitura originale diretti dall’autore con la partecipazione dello stesso Olivier come recitante, da una prima suite da concerto realizzata dal direttore Sir Malcolm Sargent e da una successiva, poi pubblicata, creata dall’esperto Muir Mathieson. Nell’88, Christopher Palmer, altro veterano del genere, realizzò l’assai più esteso “Scenario Musicale da Shakespeare”, per recitante, coro misto, coro di voci bianche ed orchestra, oggetto della presente puntata.

La partitura di Walton utilizza una normale orchestra, con l’aggiunta inusuale d’un clavicembalo. Poichè il manoscritto e le parti orchestrali erano andate, per la maggior parte, perdute, Palmer basò la sua ricostruzione sui pochi frammenti sopravvissuti di questi materiali e su ambedue le suites da concerto. Il resto venne trascritto ad orecchio, ascoltando direttamente la colonna sonora originale del film. Palmer ampliò leggermente la strumentazione di Walton ed escluse alcune brevi transizioni e qualche ripetizione, nella sequenza di Agincourt. Inoltre, giudicando che la scena dell’imbarco necessitasse di una galvanizzante introduzione, aggiunse la marcia che Walton compose nel ’59 per una serie televisiva pianificata ma mai realizzata, basata su “A History of the English-Speaking People” di Winston Churchill.

Il risultato fu un’estremamente efficace ricostruzione e fusione dei vari elementi, la qual cosa dimostra che la musica di Walton per “Enrico V” ha una sostanza ed una varietà espressiva, caratteristiche più che sufficienti a reggere un’ampia struttura sinfonica in proprio nella sala da concerto, anche senza l’apporto delle immagini.

Curiosamente, sia il film di Olivier che quello di Branagh si prendono la licenza d’introdurre nella vicenda, come elemento di contrasto, il personaggio di Sir John Falstaff, presente in realtà nel lavoro shakespeariano che precede “Enrico V”, precisamente nelle prime 2 parti dell’ “Enrico IV” (oltre che ne “Le allegre comari di Windsor”).

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—- Gabriele Evangelista —-