Originalissima collaborazione tra regista e compositore, la triade di film costituita da “Koyaanisqatsi, Life Out of Balance” (1982), “Powaqqatsi, Life in Trasformation” (1987) e “Naqoyqatsi, Life as War” (2002 – quest’ultimo condizionato dalla tragicommedia dell’11 settembre del 2001), connubio preclaro fra suoni ed immagini, che si deve principalmente a Godfrey Reggio e Philip Glass, tutto questo costituisce l’intrigante oggetto di altrettante puntate della presente trasmissione in etere alla mezzanotte d’ogni giovedì, precisamente il 13, 20 e 27 maggio. – / / – Per “Koyaanisqatsi”, pellicola d’immagini e musica totalmente priva sia di dialoghi come di voci fuori campo, analogamente alle altre 2 che seguiranno, dallo sviluppo a tratti incalzante e con un sostrato ecologista, Glass compone una partitura (vincitrice di diversi premi) perfettamente in sintonia coll’avvicendarsi delle sequenze che, con la sua caratteristica ossessività e ripetitività accentuata, forma una sorta di osmosi con queste ultime nelle loro periodiche accelerazioni e rallentamenti, pur dimostrandosi capace successivamente di vita autonoma, in cui anche i rari rumori di scena, formano parte integrante dell’architettura complessiva. E non vi mancano affatto le dissonanze, contrariamente ai luoghi comuni sui compositori minimalisti in generale!

L’organico utilizzato, comprende oltre al “The Philip Glass Ensemble” diretto dal fido Michael Riesman (presente anche negli altri 2 film, ovviamente), un coro (“The Western Wind Ensemble”), un basso solista e dei sintetizzatori. Uno dei brani originariamente composto per questa colonna sonora, “Façades”, pensato come commento ad un montaggio di sequenze incentrate sulla borsa di Wall Street a New York, scartata questa idea, confluì nel disco “Glassworks” uscito nello stesso anno.

5 anni dopo il grande successo di questo film, per “Powaqqatsi”, la più estesa delle 3 partiture, il compositore accentua la componente etnica del lavoro (con echi di Villa-Lobos) anche mediante l’impiego d’un coro di voci bianche ispanico e di diversi strumenti indigeni, percussioni di tutto il mondo,integrando ritmi africani, latinoamericani, indiani e mediorientali, in ciò distinguendosi nettamente dai suoi precedenti lavori e rifacendosi esplicitamente alla cosiddetta “world Music”. In più stavolta Riesman siede anche all’organo a canne, oltre che dirigere il complesso strumentale. Glass viaggiò attraverso il Perù, il Brasile e l’Africa Occidentale per le sue ricerche etnomusicologiche, al fine di sviluppare la partitura, che impiega più di 90 elementi, fra cantanti e musicisti. Qualche spunto tematico verrà ripreso in una composizione sinfonico-corale dell’89, “Itaipu”, altri saranno utilizzati per la colonna sonora di “Anima Mundi” (’91), sempre con la regia di Reggio.

Ad un ventennio di distanza dalla prima pellicola e dopo il grande successo pure della seconda, ecco che si arriva alla conclusione con “Naqoyqatsi”, il titolo meno apprezzato sia dal pubblico che dalla critica. E pure stavolta Glass cambia registro, accentuando la componente sinfonica con un ampio organico strumentale, interventi vocali ed un utilizzo parco delle tastiere, ricollegandosi alla tradizione europea, con lunghi e frequenti interventi solistici del grande violoncellista Yo-Yo Ma (da intendersi come la voce emozionale di questa musica), pur impiegando strumenti non convenzionali come il didgeridoo ed uno scacciapensieri sintetizzato elettronicamente. Musica apparentemente più sobria e contenuta rispetto alle 2 precedenti, ma purtuttavia capace, a tratti, d’insospettabili ed imprevedibili spunti dinamici e drammatici. In ciò deve aver avuto un certo peso l’esordio, a partire dal ’92, del compositore nordamericano, come sinfonista, su suggerimento del direttore d’orchestra Dennis Russell Davies, il quale, commissionandogli un intero ciclo sinfonico, gli disse: “Non voglio permettere che tu… sia uno di quei compositori operistici, che non hanno mai scritto una sinfonia.” E proprio nel 2002, giunge già alla sua sesta sinfonia, “Plutonian Ode”, per soprano ed orchestra, su testo di Allen Ginsberg (la dodicesima e per il momento ultima della serie, ha avuto la sua prima assoluta nel 2019, pur non essendo ancora approdata al disco, purtroppo), confermandosi sempre più, col passare del tempo, senz’altro uno, se non forse il più importante, dei sinfonisti di maggior spicco, a cavallo fra il 20° ed il 21° secolo, conseguendo uno stile sempre più maturo e consapevole, non più etichettabile nettamente nell’ambito minimalistico, pur permanendone alcuni retaggi!

“Un tocco di classico” va in onda ogni giovedì alle ore 24, in streaming ed in fm 103.1 mhz.

—- Gabriele Evangelista —-

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