Composto a partire dal 1912, su libretto di Hugo von Hofmannstahl e del conte Harry Kessel, il balletto in un atto “Josephs Legende”, è una delle pochissime partiture di Richard Strauss (1864-1949) specificatamente destinate alla danza, nonostante riferimenti a quest’ultima non manchino in diversi dei suoi lavori, fra poemi sinfonici, suites da concerto ed opere teatrali.

La storia, basata sul libro della Genesi tratto dalla Bibbia, è incentrata sul pastore egiziano Giuseppe, ingiustamente accusato d’oltraggio dalla moglie di Putifarre, avendone precedentemente respinto le profferte, a causa di ciò incatenato al letto e liberato alfine da un angelo guardiano.

La prima rappresentazione avvenne all’Operà di Parigi, il 14 maggio 1914, con grande successo, quando già spiravano venti di guerra a livello internazionale, ma le turbolenze non mancavano nemmeno in seno all’ambiente ballettistico, poichè il ballerino previsto inizialmente per la parte del protagonista, Nijinski, si era appena sposato, provocando la definitiva rottura con Sergei Diaghilev, suo ex amante e direttore della “Compagnie des Ballets Russes” che curava la rappresentazione di questo balletto. Al suo posto subentrò il giovane Leonid Massine (che Strauss giudicò debole ed inadeguato). Anche le coreografie, che avrebbero dovuto essere realizzate dallo stesso Nijinski, vennero affidate a Mikhail Fokine, che si occupò anche della messa in scena.

Con quest’ultimo, il compositore non andò affatto d’accordo, tanto che, durante una prova, si tolse la giacca per mettersi a danzare un determinato passaggio, nella speranza di fargli intendere la sua precisa volontà in merito! Difatti lo stesso autore (quotatissimo interprete dei propri lavori) era a capo dell’orchestra in questa occasione, scontrandosi, durante le prove, pure col malvezzo degli orchestrali di mandare sostituti al loro posto, qualora avessero avuto impegni altrove.

La partitura, che consta di 28 numeri per un’ora abbondante di musica, sorta d’immenso poema sinfonico coreografato, richiede un organico mostruoso (cosa non infrequente nelle partiture straussiane), comprendente violini primi, secondi e terzi, viole prime e seconde, oltre naturalmente a violoncelli e contrabbassi, legni a 4 comprendenti un heckelfono (simile ad un oboe tenore), 6 corni, 4 trombe, 4 tromboni, tuba tenore e tuba bassa. L’ampia sezione delle percussioni comprende timpani, grancassa, piatti, tamburo, tamburello basco, campanelli, xilofono. Inoltre sono presenti 4 arpe, celesta, pianoforte ed organo.

Il fatto comunque che questa musica comprenda diversi passaggi dal carattere fortemente selvaggio e dissonante, secondo me l’apparenta a quanto si stava creando in quello stesso periodo da parte di altri compositori ballettistici e proclivi, soprattutto in quegli anni, a sonorità ruggenti (“Daphnis et Chloé”, balletto di Maurice Ravel del 1912; “Le Sacre du Printemps”, balletto di Igor Stravinski del ’13; la “Suite Scita” composta fra il ’14 ed il ’15 da Sergei Prokofiev e tratta da un suo balletto incompiuto, “Ala et Lolly”; “Il Mandarino Miracoloso”, balletto del ’18 di Béla Bartòk; questo solo per fare i primi esempi che mi vengono in mente). Telepatia? Venti di guerra? Mah, chissà! Tra parentesi, nel ’12 si dava pure il “Pierrot Lunaire” di Schoenberg…

Nel ’47 Strauss trarrà da “Josephs Legende” una suite da concerto di circa 23 minuti, riducendo sensibilmente l’organico orchestrale, ma preservando comunque la tensione erotica del balletto originale, ovvero l’aspetto ritenuto più convincente di questa composizione. Poche ma buone le incisioni discografiche sia del balletto che della relativa suite, che si contano a malapena sulle dita d’una mano (del balletto c’è però anche una bella edizione in video, trasmessa pure dalla tv nostrana qualche decennio fa e che mi fece apprezzare questa sontuosa partitura, ingiustamente negletta).

Oggetto della puntata in onda giovedì 1 settembre al consueto orario, è una bellissima registrazione dal vivo, effettuata alla Semperoper di Dresda nel settembre del ’99, con la Staatskapelle Dresden diretta dal compianto Giuseppe Sinopoli, ed uscita per la Deutsche Grammophon nel 2000. Anticipo che la puntata seguente, ovvero quella di giovedì 8, sarà dedicata ad un altro balletto, se possibile ancora meno conosciuto, di Richard Strauss.

“Un tocco di classico” va in onda ogni giovedì alle ore 24, in streaming ed in fm 103.1 mhz.

—– Gabriele Evangelista —-

Articolo precedenteSalt Peanuts in september: Roy Brooks, Roy Hargrove & Mulgrew Miller e Lee Morgan
Articolo successivoBuono come il pane: 7 ricette gustose a base di pane da realizzare in casa