E’ quello che si è verificato con le tre sinfonie di un compositore torinese, ripescate in epoca più recente ed oggetto anche d’incisioni discografiche.

Per la seconda volta nella mia trasmissione, favorito in ciò dalla collocazione notturna, dedico 3 puntate di fila a sviscerare un intero ciclo sinfonico. Dopo essermi interessato alle sinfonie di Wilhelm Furtwaengler, questa volta passiamo a quelle di Alfredo Casella (1883-1947), musicista al quale ho ripetutamente accennato in precedenza, in quanto facente parte assieme ad Ottorino Respighi, assieme ad un paio di colleghi, della cosiddetta “generazione dell’80”, volta alla creazione di un nuovo stile nazionale in antitesi all’egemonia melodrammatica.

La prima sinfonia di Casella, opera giovanile (1905-06), in forma ciclica in 3 movimenti di derivazione franckiana, risente d’influenze della musica russa ma anche del tardoromanticismo austrotedesco, viene pubblicata a Parigi nel 1906, eseguita a Montecarlo 2 anni dopo, sotto la direzione dell’autore, dopodichè scompare, venendo ripescata una sessantina d’anni dopo la morte del suo creatore.

Pur perdurando simili influssi, tratti più idiomatici già affiorano nella seconda sinfonia (1908-1910), in quattro movimenti con epilogo, la più ampia delle 3, sia nel minutaggio che nell’organico, anch’essa, come la precedente, sparita dalla circolazione, anzi, in questo caso, nemmeno venendo pubblicata, dopo che l’autore la diresse a Parigi, il 23 aprile del 1910 alla Salle Gaveaux e forse anche l’anno successivo. Dopodichè il manoscritto fu ritenuto perso, riaffiorando un’ottantina d’anni dopo, a Venezia. Si ebbe così una nuova esecuzione, avvenuta all’Auditorium Verdi di Milano, il 28 febbraio (replica l’1 marzo) 1991, con l’Orchestra Sinfonica di Milano della Rai, diretta da Vladimir Delman. Su You Tube è documentato il video della prima assoluta in Germania, avvenuta l’1 marzo del 2013, all’Alte Oper di Francoforte, con l’Orchestra Sinfonica della Radio di Francoforte, diretta da Gianandrea Noseda. Curiosità: il movimento lento di questa sinfonia è praticamente lo stesso della prima, soltanto allungato di 16 battute e leggermente modificato nell’orchestrazione. L’autore talvolta indulgeva agli auto-imprestiti, soprattutto quando riteneva d’aver realizzato qualcosa di riuscito. Non è certo l’unico caso, in questo ambito!

Infine la terza (1939-40), la più matura delle sue sinfonie, col secondo conflitto mondiale alle porte, commissionata dalla Chicago Symphony Orchestra e dal suo direttore, Frederick Stock, che la eseguirono nel marzo 1941. L’anno dopo fu eseguita a Vienna, sotto la direzione di Wilhelm Furtwaengler, con l’Orchestra Filarmonica. Unica delle 3 ad essere presente nel catalogo ufficiale delle opere del compositore, dopo queste 2 esecuzioni illustri, non è poi stata così frequentatissima, pur essendo uno degli esiti più rilevanti del sinfonismo nostrano, venendo riproposta pur essa in epoca assai più vicina alla nostra.

Per fortuna, in quest’ultimo ventennio, la musica sinfonica di Casella è stata maggiormente sviscerata anche in ambito discografico, per cui attualmente ci ritroviamo, in particolar modo riferendoci alle sue sinfonie, con un paio di cicli completi ed una manciatina d’edizioni sparse della seconda e della terza; in sala da concerto, è tutt’altra musica, come al solito!

—- Gabriele Evangelista —-