Esprimere musicalmente un’ideologia, con intenti didascalici, didattici ed educativi per le masse, può condizionarne fortemente il risultato finale, essendo il rischio di cadere nella convenzionalità se non addirittura nella banalizzazione dietro l’angolo, facendo sì che un brano perda di validità non appena scemino le contingenze storico-politiche che l’hanno originato, i casi di questo genere non mancando affatto nella storia musicale.

Fortunatamente non è così per la “Deutsche Sinfonie” (1935-1947), cantata antifascista per recitanti, soli, coro ed orchestra di Hanns Eisler (1898-1962), musicista fortemente ideologicizzato, affermatosi verso la fine degli anni ’20, come il principale esponente musicale del movimento operaio tedesco. In questa vasta composizione, su testi in gran parte di Bertolt Brecht (legato ad Eisler da profonda amicizia) ma anche d’Ignazio Silone, nella sua genesi lunga e tormentata, si riflettono le vicissitudini personali dell’autore, così come gli eventi storico-politici dell’epoca, a cominciare dall’ascesa del nazismo, che aveva costretto Eisler a non rientrare in patria, poichè ricercato dalla Gestapo, con conseguente lungo peregrinare per l’Europa prima d’approdare stabilmente negli Stati Uniti, alla sua indignazione, da vero comunista, per lo scellerato patto di non aggressione Molotov-Ribbentrop fra Russia e Germania, che diede la stura a quest’ultima per l’invasione della Polonia, causa prima dello scoppio del 2° conflitto mondiale, ma anche nel cadere vittima, assieme a Brecht, nel ’47, della Commissione per le Attività Antiamericane, in piena caccia alle streghe, per cui ambedue si esiliarono “volontariamente” nel marzo ’48, nella neonata Repubblica Federale Tedesca (DDR), per la quale Eisler compose, l’anno successivo, l’inno nazionale.

Compositore anche di musica da film, sia nel periodo iniziale in Germania, che in quello americano per una manciata di produzioni commerciali hollywoodiane, convinto assertore di una musica che parlasse alle masse, pur avendo preso lezioni private gratuite da Arnold Schoenberg, se ne distaccò nel ’26, giudicando le sue concezioni riguardo le questioni musicali, troppo elitaristiche. Fu però forse il compositore ad aver maggiormente risentito del clima da guerra fredda del dopoguerra, poichè nell’ultimo periodo vissuto nella Germania dell’Est, si trovò nella contradditoria situazione di avere da un lato un gran numero d’onorificenze e di riconoscimenti dagli organi ufficiali, ma dall’altro di veder eseguita in pubblico la sua musica, assai raramente, tant’è che anche la prima della “Deutsche Sinfonie”, si ebbe il 24 aprile ’59, alla Deutsche Staatsoper di Berlino, interpreti il soprano Irmgard Arnold, il baritono Robert Lauhoefer, il basso Fred Tascher, i recitanti Fred Dueren ed Ulrich Thein, con l’Opern und Konzertchor der Deutschen Staatsoper Berlin diretto da Paul Schmidt e la Staatskapelle Berlin diretta da Walter Goehr. Inoltre, l’aver scritto l’inno nazionale della Germania comunista, non gli giovò per nulla a livello di reputazione internazionale. A parte il fatto di non essere chiaramente allineato alle concezioni oltranziste delle avanguardie storiche darmstadtiane, nate sul finire degli anni ’40, vera spada di Damocle per tutti i musicisti di diverso orientamento!

Poche le registrazioni disponibili di questo brano ingiustamente poco conosciuto, che mantiene a tutt’oggi una notevole carica drammatica ed espressiva, pochissime le registrazioni di studio (l’edizione propostavi proviene da una registrazione dal vivo di Radio France del 19 novembre 2004), quasi tutte fuori circolazione.

—- Gabriele Evangelista —-