Frase finale d’un protagonista completamente svuotato d’ogni emozione, prima d’andare incontro all’estremo supplizio, “La libertà?”, a conclusione d’un’opera (oggetto della presente puntata) in un prologo ed un atto (suddiviso in 4 scene), inframmezzati da un paio d’intermezzi corali (il primo, subito dopo il prologo, il secondo posto fra la terza e la quarta scena), “Il prigioniero”, musica di Luigi Dallapiccola (1904-1975), composta su libretto proprio, tratto da “La torture par l’espérance” di Villiers de l’Isle Adam e da “La légende d’Ulenspiegel et de Lamme Goedzak” di Charles de Coster, fra il gennaio del ’44 ed il maggio del ’48, eseguita in prima assoluta all’Auditorium della Rai di Torino, il 1^ dicembre del ’49, con prima rappresentazione in forma scenica al Teatro Comunale di Firenze, il 20 maggio del ’50, nell’ambito del Maggio Musicale Fiorentino.

Meditazione impietosa sull’imprigionamento sia personale che ideologico, ed esempio lampante di una via italiana alla dodecafonia, non più utilizzata in maniera radicale, ma temperata da slanci melodici dal fortissimo impatto emotivo, via che peraltro avrà dei riflessi anche all’estero, opera breve, con una manciata di personaggi in scena, incontrerà da subito un grande successo di pubblico, contribuendo non poco ad accrescere ulteriormente la fama del suo autore. Per il secondo degli intermezzi corali, l’autore, al fine di conseguire il massimo dell’impatto fonico, autorizzò esplicitamente a far ricorso, all’occorrenza, persino all’amplificazione.

Dopo l’intervallo, nell’ultima parte della trasmissione, si ascolteranno, del medesimo compositore, i “Canti di prigionia” per coro e piccolo complesso strumentale (2 pianoforti, 2 arpe e percussioni), composti fra il ’38 ed il ’41, anticipando temi ed idee musicali successivamente sviluppati proprio ne “Il prigioniero”, realizzati su 3 testi (una preghiera di Maria Stuarda, un’invocazione di Boezio tratta dal suo terzo volume del trattato “Filosofia della consolazione” ed il congedo di Girolamo Savonarola, basato su una sua incompiuta meditazione sul salmo “La mia speranza è in te, o Signore”). Motivo scatenante di questa cupamente drammatica composizione (nel primo dei tre canti è ampiamente riconoscibile l’utilizzo del tema duecentesco di anonimo del “Dies Irae”) fu il discorso pubblico di Benito Mussolini dell’1 settembre del ’38, ovvero la famigerata promulgazione delle leggi razziali.

“Avrei voluto protestare, ma non ero così ingenuo da non comprendere il fatto che, in un regime totalitario, l’individuo non ha alcun potere. Soltanto attraverso la musica, sarei stato in grado d’esprimere la mia indignazione.”, così scrisse in seguito il compositore. Il primo di questi canti venne eseguito nel ’40 alla Radio di Bruxelles, poche settimane prima dell’invasione nazista del Belgio. Nel ’55 seguiranno i “Canti di liberazione” per coro ed orchestra. – / / – Se penso che in tempi non sospetti avevo già programmato di far cadere la presente puntata proprio per giovedì 19 marzo, mai e poi mai avrei pensato che sarebbe andata in onda in un’atmosfera così virale. A questo punto, pur essendo ateo, mi sembra giusto lasciarvi proprio con le parole, che trovo più che mai significative in questo momento, della preghiera del protagonista de “Il prigioniero”: “Signore, aiutami a camminare, così lunga è la via che mi pare di non poterla finire. Signore, aiutami a salire.”

“Un tocco di classico” va in onda ogni giovedì alle 24 in streaming ed in fm 103.1 mhz.

—- Gabriele Evangelista —-