Nel buio clima attuale di spietatissima repressione da parte di questo infame malgoverno criminale sedicente antifascista, degno del peggior oscurantismo medievale, “Intolleranza 1960”, azione scenica in 1 atto e 2 parti di Luigi Nono (1924-1990), per recitanti, soli, coro, nastro magnetico ed orchestra, da un’idea d’Angelo Maria Ripellino, su testi di vari autori, il cui titolo si riferisce all’anno in cui ne venne iniziata la stesura (terminata il 7 marzo 1961), fiammeggiante protesta contro intolleranza, oppressione e violazione della dignità umana, potrebbe benissimo essere stata creata adesso, a riprova della eterna follia liberticida intrinseca al potere vigente sotto qualunque etichetta essa si celi maldestramente e di come la storia tenda sciaguratamente a ripetersi all’infinito!

Lavoro dal fortissimo impatto emotivo, in cui si alternano esplosioni foniche e ritmiche portate al parossismo ad improvvise rarefazioni, così come ad oasi d’estenuata dolcezza, tipico della fase centrale (la migliore, secondo me) della produzione noniana, caratterizzata da un marcato impegno politico e civile, commissionato da Mario Labroca, direttore della Biennale di Venezia, ebbe la prima assoluta al Teatro La Fenice il 13 aprile 1961, nell’ambito del XXIV Festival Internazionale di Musica Contemporanea, venendo diretto da Bruno Maderna, altro importantissimo musicista e grande amico del compositore.

Durante questa burrascosa prima, un manipolo di neofascisti, presenti fra il pubblico, inscenò una tremenda gazzarra, gridando frasi come “Ma questa è una musica da negri!”, ed urlando “Viva la polizia!”, durante la scena della tortura. Fuori dal teatro poi, ci furono scontri proprio con le “cosiddette” forze dell’ordine (sic!). Inoltre, gli avversari di Nono, lo accusarono d’avvelenare la musica italiana! Tempi eroici!

Essendosi quel giorno collegata la radio, anche la gazzarra neofascista venne immortalata dai microfoni e fu perciò “riutilizzata” nel 2011, durante la rappresentazione per il cinquantenario dell’opera, avvenuta naturalmente sempre a La Fenice. Mi ricordo che, ascoltandone la diretta su Radiotre, sulle prime, ci rimasi veramente di stucco!

Nel decennio successivo l’opera col titolo “Intolleranza 1970” ed il testo rielaborato, girò in Germania, Francia ed Italia.

“Intolleranza 1960” è il destarsi della coscienza umana di un uomo che, ribellatosi a una costrizione del bisogno – emigrante minatore – ricerca una ragione, un fondamento ‘umano’ di vita. Subite alcune prove di intolleranza e di incubi, sta ritrovando il rapporto umano, tra sè e gli altri, e viene con gli altri travolto da un’alluvione. Resta la sua certezza nell’ “ora che all’uomo un aiuto sia l’uomo”. Simbolo? Cronaca? Fantasia? Tutto insieme in una storia del nostro tempo.” Parole del compositore. Ed ancora: “Priorità della parola sulla musica, o della musica sulla parola? Colonna sonora? No……”

“Intollerante” purtroppo si rivelò essere lo stesso Nono, quando, in occasione del Maggio Musicale Fiorentino del ’71, ritirò polemicamente dal cartellone, incentrato proprio sul tema della libertà, il suo lavoro, poichè fra i titoli in programma era compreso pure “Il console” di Gian Carlo Menotti, altra critica spietata al falso paradiso rappresentato dalle democrazie occidentali, che vinse il Pulitzer ed il “New York Critics Award” nel 1950! Solo che Menotti, ritenuto assurdamente destrorso e reazionario, troppo melodico, residente in America, era ovviamente inviso ai sinistrorsi esponenti e sostenitori dell’avanguardia intransigente dura e pura (Abbado, Pollini, Pestalozza, fra gli altri), compreso Nono medesimo che lo accusò d’antisovietismo con relative polemiche! Sempiterno male italiota quello delle squallidissime etichettature politiche, autentico virus che appesta costantemente il mondo della cultura e dell’arte, assai più del coronavirus vecchio e nuovo e del covid-19! So che, svariati anni fa, seduto fra il pubblico, durante un concerto sinfonico che principiava con un brano di Nono, a cui faceva seguito l’ “Italiana” di Mendellsohnn, appena l’orchestra attaccò l’inizio di questa celeberrima sinfonia, Fedele D’Amico gridò: “Finalmente la musica!”

Effettivamente, ragionando sul percorso artistico di Nono, suddivisibile in 3 fasi, fra quella iniziale, influenzata soprattutto da Schoenberg e dal suo “Moses und Aron” (il compositore veneziano ne sposerà la figlia Nuria nel ’55), quella successiva dell’impegno politico e civile, innervato dai temi della conflittualità e della denuncia sociale, di cui il capolavoro in oggetto (dedicato proprio a Schoenberg), in onda nella puntata di giovedì 9 luglio, fa parte e che, come già dichiarato, ritengo decisamente la migliore dal punto di vista espressivo, la peggiore in assoluto è proprio la terza (nel frattempo avendo egli rigettato la tessera del PCI), quella grosso modo dell’ultimo decennio, onanisticamente all’insegna d’un pallosissimo cerebralismo astrattamente involuto, di sconcertante aridità espressiva, d’una noia sesquipedale (“Prometeo, tragedia dell’ascolto” e soprattutto degli incauti ascoltatori aggiungo io, oppure “A Ciro Scarpa, architetto dagli infiniti mondi possibili” e ti veniva l’impulso di tirarla allo stesso Nono una scarpa, anzi, persino tutte e due, magari col tacco chiodato, da sadomasochisti), tanto quanto nella fase precedente era di debordante pregnanza emotiva. Veramente un tristissimo declino d’un peraltro grandissimo compositore! Miserie e grandezze dell’animo umano!

L’edizione proposta, nella versione ritmica tedesca d’Alfred Andersch, è la prima delle 2 incisioni ufficiali del lavoro, entrambe in lingua tedesca, registrata dal vivo all’Opera di Stato di Stoccarda nel marzo ’93 per la Teldec e diretta dallo specialista Bernhard Kontarskiy. Un altro paio d’incisioni dal vivo “ufficiose” dirette da Maderna, sono la prima ancora interamente in tedesco e la seconda in inglese (anche se con i cori preregistrati e la prima scena della seconda parte su nastri magnetici originali in italiano, registrati all’Istituto di Fonologia della Rai di Milano). Impossibile perciò reperirla interamente nell’italiano originale, evviva!

“Un tocco di classico” va in onda tutti i giovedì alle 24 in streaming ed in fm 103.1 mhz!

—- Gabriele Evangelista —