Prima versione cinematografica della fiaba di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont (1711-1780), il film “La belle et la bete” (1946) di Jean Cocteau, girato fra l’agosto del ’45 ed il maggio del ’46 con grande ansia e ridotti mezzi finanziari dovuti al difficoltoso periodo post-bellico, s’impose da subito come uno dei grandi classici della cinematografia di tutti i tempi, anche grazie alle musiche composte, in poco tempo, da Georges Auric (1899-1983).

Studi ai conservatori di Montpellier e Parigi, per poi terminarli alla Schola Cantorum sotto Vincent D’Indy, fondatore nei primi anni ’20, in pieno surrealismo e dadaismo, assieme a Darius Milhaud, Francis Poulenc, Germaine Tailleferre, Louis Durey ed Arthur Honegger, del famoso “Groupe des Six”, patrocinato proprio da Cocteau, Auric, pur essendo autore di lavori da concerto, opere, balletti e musiche di scena, deve la sua fama internazionale soprattutto alle colonne sonore (una quarantina di titoli francesi, altrettanti americani ed una quindicina di britannici), per registi come Marc Allegret, Jean Delannoy, Henry-Georges Clouzot, Max Ophuls, William Wyler, John Houston, Otto Preminger, Charles Crichton, Thorold Dickinson, Terence Young, Gabriel Pascal ed Henry Cornelius. Ma soprattutto va ricordata la sua collaborazione con Jean Cocteau, in 6 film diretti dal medesimo ed in altri 3 in cui il celeberrimo poeta e drammaturgo, vi compare soltanto in veste di sceneggiatore.

Cocteau si rivolse ad Auric per commissionargli le musiche, il giorno di Natale del ’45. Poichè la sincronizzazione del film doveva assolutamente terminare entro l’aprile del ’46, il compositore ebbe poco tempo per sviluppare quest’ampia partitura sinfonica (circa 62′ su 96 minuti di pellicola, non è affatto poco). Ma Cocteau, col quale Auric aveva già collaborato, nutriva notevole fiducia nei suoi confronti, non ritenendo necessario di dargli particolari disposizioni al riguardo, fiducia confermata dall’esito della registrazione delle musiche, con un’orchestra sinfonica diretta dal grande Roger Desormière. Musiche che, proprio per il loro essere in contrasto, talvolta, con le immagini del film, ne amplificano la portata espressiva.

Composta di 24 brani, la partitura, di taglio impressionista, dagli influssi debussyani e raveliani, non priva però di dissonanze e sconfinamenti nell’atonalità che la rendono piuttosto atipica rispetto alle coeve colonne sonore hollywoodiane, impiega, oltre ad un coro misto senza parole (in ciò richiamandosi al balletto “Daphnis et Chloé” di Ravel), un’orchestra formata da 3 flauti (con ottavini), 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, 3 corni, 3 trombe, 3 tromboni, tuba, timpani, 8 strumenti a percussione, vibrafono, xilofono, campanelli, celesta, pianoforte, 2 arpe ed archi.

Fortunatamente, il manoscritto originario della partitura, dato per perso, fu ritrovato nel ’92 dal sig. Adriano di Zurigo, assieme ad altre partiture di colonne sonore presenti nella mole di manoscritti lasciata dal compositore. Lo stesso Adriano ha curato il restauro della partitura integrale, correggendo errori ed Imprecisioni ed introducendo le modifiche apportate dall’autore successivamente, ripristinando tempi e dinamiche, avvalendosi d’un particolare software per computer ed attraverso il riascolto della colonna sonora originale. Dopodichè, dal 20 al 26 dicembre del ’94, ne ha effettuato l’incisione (proposta nella presente puntata) alla testa dell’Orchestra Sinfonica di Mosca, presso gli studi della Mosfilm, per la “Marco Polo/Naxos Records”.

—- Gabriele Evangelista —-