Il mito della bella e la bestia rivive conoscendo una declinazione in chiave esotico-avventurosa, in “King Kong”, film del 1933 prodotto e diretto da Merian C. Cooper ed Ernest B. Schoedsack, all’epoca all’avanguardia per gli effetti speciali, oltre che capostipite di una serie di seguiti e rifacimenti, uno dei quali realizzato a tamburo battente, cercando di sfruttare l’onda dell’enorme successo incontrato fin dall’esordio in sala.

Parte non indifferente del grandissimo successo di questa pellicola, si deve anche alla musica di Max Steiner, o meglio Maximilian Raoul Walther Steiner (1888-1971), ritenuta giustamente un’autentica pietra miliare del genere. Difatti, con l’avvento del sonoro, avvenuto un triennio prima, il commento musicale, inizialmente, aveva perso d’importanza rispetto all’epoca del muto, anche perchè i registi non sapevano bene come regolarsi al riguardo. Per cui la musica si limitava solitamente ai titoli di testa e di coda e tutt’al più ad un paio di brevi incisi nel corso della vicenda, finendo col rivestire un ruolo sostanzialmente marginale nell’economia narrativa del film.

L’ampia partitura di Steiner, dalla robusta struttura sinfonica di stampo tardoromantico con ampio utilizzo di motivi conduttori, anche se con largo uso di dissonanze, tritoni, quarte e quinte parallele, di circa 72 minuti complessivi, completata in 8 settimane, fu tra le prime a dimostrare le enormi potenzialità espressive della musica anche riguardo al cinema sonoro, fornendogli un robusto supporto narrativo in grado di amplificarne le atmosfere, oltre che imprimersi indelebilmente nella testa degli spettatori associandola automaticamente al film medesimo, per giunta vivendo di vita propria una volta svincolata dalle immagini ed inducendo progressivamente le case discografiche a pubblicare sempre più di frequente, dischi di colonne sonore.

Rispetto alla prassi corrente, che, per motivi di bilancio delle case produttrici, riduceva ad una decina d’esecutori o poco più gli strumentisti impiegati, Steiner godette di mezzi relativamente ampi, potendo contare su 46 esecutori, una parte dei quali suonava più d’uno strumento e bilanciando le varie sezioni in maniera da compensare il più possibile i limiti tecnici dei sistemi di registrazione dell’epoca, sia per quel che concerne l’equilibrio fra ottoni e percussioni tendenti facilmente a sovrastare gli archi, sia per quel che riguarda una maggior presenza della gamma media attraverso l’impiego dei legni ed infine enfatizzando gli strumenti gravi, per ovviare alla resa carente sulle basse frequenze.

L’edizione integrale proposta nella puntata di giovedì 1 ottobre, è basata sulla ricostruzione della partitura effettuata da John Morgan, che ha ampliato l’organico orchestrale originario in modo da corrispondere il più fedelmente possibile alle intenzioni originarie dell’autore, il quale, a suo tempo, dovette adattarle ai mezzi effettivamente a disposizione. L’esecuzione dell’Orchestra Sinfonica di Mosca, diretta da William T. Stromberg, è stata incisa negli studi della Mosfilm di Mosca, nell’ottobre del ’96, per la Marco Polo/Naxos Records.

“Un tocco di classico” va in onda ogni giovedì alle 24, in streaming ed in fm 103.1 mhz.

—- Gabriele Evangelista —-