Nel mentre si occupava di “King Kong”, a Max Steiner venne affidata la parte musicale per “The most dangerous game”, film girato in contemporanea all’altro, ma uscito l’anno prima, così come appena terminato il primo, si dovette occupare immediatamente del suo seguito, “The son of Kong”.

Per “The most dangerous game” (“Pericolosa partita” o “Caccia fatale” – 1932), di Irving Pichler ed Ernest B. Schoedsack, film dalle atmosfere angosciose e drammatiche, inizialmente era stato ingaggiato dalla RKO un compositore di minor calibro, ma poichè le musiche realizzate vennero giudicate troppo leggiadre per la vicenda, il produttore Merian C. Cooper passò la patata bollente a Steiner, sicuro di poter contare sul suo superiore senso drammatico e così in effetti fu, nonostante le condizioni assai più stringenti che per “King Kong”, le cui scene venivano girate di notte, mentre quelle per “The most dangerous game” venivano girate di giorno, tralaltro condividendo, oltre alla troupe ed alle scenografie, pure l’attrice protagonista, Fay Wray.

“The son of Kong” (“Il figlio di Kong” – ’33), di Ernest B. Schoedsack, seguito programmato in fretta e furia in virtù dell’enorme successo del suo illustre predecessore, virando su toni da innocuo film per famiglie, con un budget e tempi di lavorazione assai più risicati, nonostante il riutilizzo di scenografie, modelli ed effetti speciali, si risolse in un enorme fiasco di critica e di pubblico, per cui la cosa migliore è costituita proprio dalle musiche di Steiner, nonostante le condizioni di lavoro tutt’altro che ideali, musiche dal tenore assai meno drammatico, però, rispetto a “King Kong”.

E’ opinione personale dello scrivente che, rispetto alle musiche del film maggiore, le partiture per “The most dangerous game” e per “The son of Kong” (entrambe oggetto della presente puntata), pur degne d’interesse e non prive di spunti efficaci, siano più espressione d’un altissimo mestiere che d’autentica ispirazione rispetto a quella più celebrata (ed armonicamente più elaborata) di “King Kong”, soprattutto nel caso di “The son of Kong”, poichè l’autore sembrerebbe trovarsi assai più a suo agio nelle atmosfere inquietanti di “The most dangerous game” che in quelle, francamente a tratti un pò troppo vacue, dell’altro titolo in esame, ma ammetto che il mio, potrebbe anche risultare un giudizio eccessivamente severo.

Nell’accuratissima ricostruzione del fido John Morgan, queste partiture sono state comunque rese al meglio nell’incisione, qui proposta, dell’Orchestra Sinfonica di Mosca diretta dal “solito” William T. Stromberg, effettuata negli studi della Mosfilm di Mosca, nell’aprile del 2000, per la Marco Polo/Naxos Records.

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—- Gabriele Evangelista —-