Forse mai come in questi ultimi mesi il lavoro è tornato alla ribalta. Quello essenziale, quello cassintegrato, quello a distanza, quello precario, quello in nero, quello migrante. La crisi del covid-19 ha messo in evidenza una dimensione profonda di precariato, di mancanza di diritti e di inerzia su cui si basa l’economia globale. Ma anche quanto la parola stessa “lavoro” non sia per nulla conciliabile con le parole “sicurezza” e “salute”.
Per questo vogliamo festeggiare il primo maggio e inaugurare la fase due con il mese working class di Vanloon. Usiamo questo termine non a caso: nell’errata traduzione italiana la working class è la classe operaia, mitica, granitica, solidale e maschile.

Nell’accezione inglese, che faremo nostra, è invece la classe lavoratrice intesa come qualsiasi lavoratore e lavoratrice di basso livello che comprende la fabbrica, la logistica, i trasporti, l’insegnamento, il lavoro di cura, gli operatori degli ospedali e tanto altro e con gradi di istruzione molto variabili.
In Italia però la storia della classe lavoratrice è saldamente occupata, soprattutto nel Novecento, dalle tute blu. E gli altri? In questo mese vi racconteremo la storia attraverso le storie di lavoratori e lavoratrici che hanno lottato per i diritti. Perché tutti, secondo noi, dovrebbero andare in paradiso…

Working class: il percorso di Vanloon

Il percorso che vi proponiamo questa settimana va, appunto, a ripercorrere le puntate che hanno avuto a che fare con il lavoro.
L’ultima, in ordine di tempo, l’abbiamo trasmessa a 50 anni dall’autunno caldo, ospite la storica Eloisa Betti che ci ha parlato di precarietà in Italia dagli anni Sessanta fino ai giorni nostri scoprendo che, nonostante i “trenta gloriosi” e il mito della piena occupazione, ci sono state categorie di lavoratori e lavoratrici escluse dalla stabilità per il cui ottenimento hanno lottato.

La storica Giulia Bonazza ci ha raccontato cosa vuole dire studiare il lavoro con un approccio globale di lungo periodo con il libro “Libertà e coercizione”.
Ormai qualche stagione fa Frey e Debs ci hanno raccontato l’epopea dei ferrovieri. Dalle lotte dei fuochisti ai sabotaggi dei locomotori contro l’occupazione nazista, fino alle lotte per la salute negli anni Settanta: quella dei ferrovieri italiani è una storia di classe, di orgoglio professionale e di resistenza ed forse è fra le più belle del movimento operaio.

E chi il lavoro non ce l’ha? Tra storia e letteratura la rivista “zona Letteraria” ci ha presentato il suo dossier che si chiamala colpa di essere poveri che entra nella rappresentazione della povertà in varie epoche storiche e nella cultura, lasciando naturalmente grande spazio alla letteratura.

Noi ci sentiamo sabato alle 14 con l’inaugurazione di questo mese working class, come? Frey ci racconta una figura simbolo della classe operaia a 150 anni dalla nascita, Lenin. Lo fa però attraverso canzoni che lo rappresentano.
Vanloon va in onda sabato alle 14 sulle frequenze di Radio città Fujiko. Potete seguire la diretta streaming dal sito della radio e ascoltare i nostri podcast, dal lunedì mattina sempre su www.radiovanloon.info.
Stay tuned, stay rebel!