Dal rettorato di via Zamboni a Piazza Maggiore: in tanti a Bologna hanno raccolto l’appello del mondo universitario per chiedere al governo egiziano la libertà di questo ragazzo, reo solo di studiare, ricercare e pensare con la propria testa. Uno slogan più di altri è risuonato nella manifestazione: “Patrick Zaki libero!”

Patrick Zaki: un lungo corteo

Migliaia sono stati i bolognesi che si sono aggiunti agli studenti dell’Alma Mater per chiedere con forza la liberazione di Zaki dalle carceri egiziane, per sottrarlo ai suoi aguzzini dei servizi segreti che sono gli stessi che hanno torturato e ucciso Giulio Regeni.
La manifestazione è stata aperta con lo striscione dei compagni di studio di Zaki, a seguire anche i gonfaloni di Bologna con le autorità, dietro i collettivi studenteschi. Ma soprattutto tanta gente che ha voluto così manifestare la vicinanza e la solidarietà con questo studente dell’Alma Mater bolognese colpito da una violenza stupida e feroce.

Pretendere verità e giustizia per Giulio e per Patrick significa fare luce anche sulle centinaia di desaparesidos dell’Egitto del faraone Al Sisi. Secondo le fonti cairote Zaki è ora un terrorista, ora un destabilizzatore dei poteri costituiti, ora un propagatore dell’omosessualità e la perversione dei costumi. Una magistratura al soldo dell’esecutivo, un processo che rischia di diventare una farsa, a partire dalla prima udienza durata solo dieci minuti per convalidare la carcerazione dell’imputato.

E’ necessario fare “rumore” il più possibile per sottrarre il ragazzo da una mortale solitudine e un tombale silenzio. Si muova l’Europa, quella stessa che si riempie sempre la bocca di diritti umani, ma in realtà accarezza il faraone Al Sisi per concessioni petrolifere e traffico di armi. Si ritiri il nostro ambasciatore dal Cairo se non verranno esaudite la richiesta di libertà e giustizia, conformemente alla dichiarazione dei diritti umani sancita a livello internazionale. Bologna è pronta a ricevere il suo studente per tornare a studiare e discutere con lui.

Dal palchetto allestito sotto Palazzo D’Accursio in Piazza Maggiore hanno parlato i compagni di Zaki, il rettore Francesco Ubertini, il rappresentante del Vescovo Zuppi e il sindaco della città Virginio Merola. La manifestazione si è conclusa prima cantando Imagine di John Lennon e poi intonando Bella Ciao della lotta partigiana.

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