16 alloggi riservati ai giovani che vorranno sperimentare questo nuovo modo di abitare. Il cohousing sbarca a Bologna e verrà illustrato venerdì con un convegno ed una mostra.

“Cohousing è un edificio, ma non solo. È una forma di abitare, ma non solo. Cohousing è condivisione di spazi, tempo, impegno, risorse, valori.” Con queste parole si aprirà venerdì 19 ottobre, presso l’auditorium della Sala Borsa, il convegno “Cohousing – abitare e condividere.” “Un’occasione di confronto teorico e divulgativo – come spiega Jacopo Gresleri, curatore scientifico dell’evento  – ma anche una raccolta di dati e immagini su questa realtà abitativa in forte espansione a livello internazionale.” Parlare e mostrare, discutere e osservare, anche grazie alla mostra aperta fino al 10 novembre. Fotografie e disegni raccolti da Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Inghilterra, Italia, Norvegia, Nuova Zelanda, Olanda, Svezia  e Usa. “Fra i primi propri i paesi nordici dove – aggiunge Gresleri – lo sfilacciarsi delle relazioni, per ragioni lavoratovi o culturali ha fatto crescere la domanda di forme innovative di comunità.” Sorto intorno agli anni ’70, oggi il cohousing  riscuote consensi per le risposte concrete ai tanti bisogni non soddisfatti  (o o non adeguatamente) dalla società contemporanea.

Consensi arrivati anche da Bologna dove l’assessore alle politiche abitative, Riccardo Malagoli, promuove un progetto di cohousing destinato ai giovani – dai 25 ai 35 anni – negli spazi dell’Asp Irides al civico 15 di via del Porto. Un progetto ambizioso ed innovativo, cofinanziato dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, a sostegno dell’autonomia abitativa dei giovani. Per tutti quelli, studenti, neolaureati o con contratti precari che stanno nel limbo fra la dipendenza della famiglia d’origine e la voglia di andare avanti con le proprie gambe. Nelle parole di Malagoli “una proposta rivolta a quanti non hanno i requisiti per accedere agli alloggi a canone agevolato E.r.p., ma nemmeno le risorse economiche per far fronte agli attuali prezzi di mercato.  16 alloggi – pochi rispetto ai 1000 messi a disposizione da Acer, ma da qualche parte si deve pur sempre iniziare – per un totale di 39 posti letto.” Il progetto dovrebbe vedere la luce entro il prossimo anno, già pronta la progettazione architettonica si attende la firma della sovrintendenza. Dai 250 ai 350 euro il costo degli alloggi per una lunga fila di giovani che probabilmente parteciperanno alle selezioni.

La ristrutturazione ha coinvolto solo una parte dello stabile di proprietà dell’Asp Irides, ma l’idea è quella di allargare il piano non appena ci saranno risorse. Come sottolinea David Pierinelli di Irides – si tratta di valorizzare il patrimonio pubblico.” D’altronde anche i canoni d’affitto costituiscono entrate a fronte dell’investimento iniziale, in una logica completamente differente rispetto a quella che vede gli immobili pubblici vuoti e ‘improduttivi’. E dal cohousing al coworking il passo è breve: dopo la sperimentazione l’assessore Malagoli vede già la possibilità – fondi permettendo – di ospitare a rotazione studi e laboratori di imprenditoria giovanile,nelle parti adiacenti allo stabile ancora inutilizzate.

Francesco Evangelisti, direttore Settore piani strategici del Comune – evidenzia la peculiarità della sede, “da un secolo luogo di iniziative a favore della comunità. Abbattendo i solai, abbiamo perso spazio abitabile, per guadagnare in relazione. Lo stesso progetto urbanistico, con duplice accesso, da via del Porto e su via Don Minzoni, vuole aprirsi alla città, rivitalizzando l’area.” Un’attenzione alla comunità anche nella progettazione e nella scelta dei materiali, dove si è scelto di coniugare ‘sobrietà’ e innovazione funzionale.

Angelica Erta

Articolo precedenteLa domenica di Radio Città Fujiko
Articolo successivoIn piazza Verdi il “botellón dei senza casa”