Interrompere le misure che ostacolano e criminalizzano le ong che effettuano ricerca e soccorso in mare, vigilare sul rispetto del diritto marittimo e delle convenzioni internazionali e destinare fondi per le operazioni di salvataggio e non per i Memorandum con Paesi dove i diritti umani non vengono rispettati. Sono queste le richieste di un appello di Sos Mediterranee ad un anno dalla strage di Cutro. Un appello, intitolato “Io non sto a guardare” lanciato perché «le politiche europee e nazionali continuano a dimostrarsi inadeguate ad evitare nuove morti in mare».

L’appello di Sos Mediterranee a un anno dalla strage di Cutro

Era la notte tra il 25 e il 26 febbraio del 2023 quando a poca distanza dalla costa di Steccato di Cutro avvenne il naufragio del caicco Summer Love che provocò la morte di 94 persone, 35 delle quali minori.
Per ricordare quella strage, stamattina prima dell’alba vi è stata una veglia voluta dalla rete 26 Febbraio, che riunisce circa 400 associazioni. Anche alcuni superstiti e familiari delle vittime hanno voluto essere presenti. Al termine dell’iniziativa due superstiti, insieme ai due pescatori che per primi intervennero sul luogo della strage, hanno gettato una corona di fiori, quindi si sono stretti in un abbraccio sciogliendosi in lacrime al ricordo di quella notte di un anno fa.

«Il 2023 è stato l’anno più letale dal 2017, con 2.500 morti e dispersi (dati Oim) – ricorda Sos Mediterranee – Le politiche messe in campo dall’Ue per fermare le partenze non solo non hanno funzionato, ma hanno causato un nuovo aumento dei naufragi e delle morti in mare. Il governo italiano, supportato dall’Ue, ha introdotto ulteriori regole che criminalizzano le operazioni di soccorso civile».
In particolare, il decreto Piantedosi ha consentito alle autorità di assegnare alle navi che soccorrono migranti in mare porti molto distanti dal luogo in cui si trovano, riducendo così il tempo trascorso ad effettuare ricerca e soccorso.

«Con queste norme abbiamo perso più di tre mesi di navigazione con la Ocean Viking – spiega ai nostri microfoni Francesco Creazzo di Sos Mediterranee – e potete immaginare i costi: 400mila euro soltanto di carburante».
I veri problemi, però, sono l’accanimento sui naufraghi salvati che vengono costretti a ulteriori giorni di navigazione, ma soprattutto l’allontanamento dalla zona in cui avvengono i naufragi delle navi civili che effettuano i soccorsi.

ASCOLTA L’INTERVISTA A FRANCESCO CREAZZO: