Mentre nell’est divampa la guerra civile (almeno 30 i morti ieri a Donetsk), le elezioni presidenziali di domenica hanno dato un risultato inequivocabile: ha vinto l’oligarca Petro Poroshenko. Per Pietro Rizzi, il presidente non sarebbe particolarmente sgradito a Mosca.

L’Ucraina, o almeno quelle zone nelle quali si è votato per il nuovo Presidente della Repubblica, ha scelto nettamente l’oligarca Petro Poroshenko. Mentre nell’est infuriano i combattimenti, che soltanto ieri hanno fatto 30 morti a Donetsk, il “Willy Wonka” dell’est ha sbaragliato la concorrenza al primo turno e si appresta quindi ad occupare il posto del destituito Yanukovic.

Poroshenko è uomo, si potrebbe dire, per tutte le stagioni. Arricchitosi con l’importazione del cacao negli ultimi anni dell’Unione Sovietica, è riuscito ad impadronirsi, alla morte del gigante sovietico, del settore dolciario del paese, occupando praticamente tutto il mercato dell’est europa, e rendendo il suo marchio di gran lunga il più conosciuto. Secondo Forbes ha un patrimonio che si attesterebbe a 1,6 miliardi di dollari. Parlamentare dal ’98, è sempre stato capace di avvicinarsi al partito di maggioranza, sino a diventare ministro di Yanucovic.

Vanta amicizie con personaggi non sempre limpidi. Primo tra questi l’oligarca Dmitro Firtash, arrestato e poi rilasciato su cauzione in Austra qualche mese fa, su mandato internazionale degli Stati Uniti, con l’accusa di criminalità organizzata, in relazione all’amicizia con il boss russo Semion Mogilevich.

“Si narra -ci rivela Pietro Rizzi, redattore dell’East Journal– di un incontro a tre tra Firtash, Poroshenko e il pugile Klitshko, nel corso del quale quest’ultimo avrebbe rinunciato alla corsa alla presidenza in favore di Poroshenko.” Klitshko, è noto, aveva ottime possibilità di farsi eleggere.

Nei rapporti con Mosca, Poroshenko appare più dialogante. “Ha espresso la volontà di sedersi intorno ad un tavolo per dialogare -spiega Rizzi- ferma restando l’integrità territoriale dell’Ucraina.” Anche il ministro russo degli esteri Lavrov, si è espresso in favore di una fase di trattativa. Non va sottovalutato un aspetto fondamentale di tutta la vicenda: Poroshenko vende il 40% dei suoi prodotti in Russia.

Rizzi non prende troppo sul serio i primi propositi del neo-presidente (introdurre un visto per l’ingresso dei russi e uscire dalla C.S.I), inserendoli in una sorta di gioco di ruolo. Rizzi si augura, piuttosto, “che si giunga ad una costituzione fortemente federalista, che possa dare una sorta di legittimazione” a quanti combattono ora ad est. “Questa potrebbe essere una possibile soluzione” conclude.

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