Mentre l’Ue si prepara a inasprire le sanzioni contro Mosca (che hanno peraltro prodotto più danni in Europa di quanti ne hanno provocati in Russia), la Nato sta pensando a un contingente di alcune migliaia di uomini da posizionare immediatamente a ridosso del territorio ucraino.  La tensione è altissima.

Sembrano ormai dimenticati i momenti di apparente dialogo tra Russia e Ucraina, vissuti solo pochi giorni fa a Minks, quando Poroshenko e Putin si strinsero la mano promettendosi l’avvio di un confronto sulla questione dei territori contesi dell’est dell’Ucraina.La tensione sta montando ed è difficile, in questo momento escludere che la crisi si possa risolvere con un intervento militare.

Se infatti, le dichiarazioni di Putin, circa la possibilità, per Mosca, di prendere Kiev in due settimane se solo lo volesse, non hanno disteso gli animi, il progetto Nato di creare un contingente multinazionale di 5/10 mila uomini, da schierare nelle immediate vicinanze del confine ucraino, ha provocato l’ulteriore risposta dello stato maggiore russo, pronto ad “adattarsi” alla nuova situazione. A nulla valgono, per il momento, i tentativi di riportare tutto sulla via della diplomazia messi in atto dal ministro degli esteri russo, Lavrov, e dall’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione, la neo-eletta, Federica Mogherini.

Proprio il ruolo dell’Ue appare sempre più debole, nonostante il rinnovo delle cariche. Archiviata la poco incisiva Ashton (per usare un eufemismo) , anche Mogherini, non ancora investita ufficialmente, non ha potuto far altro che promettere sanzioni contro Mosca, in un piano che sarà presentato venerdì. Sanzioni che, però, non sembrano aver raggiunto i risultati sperati, se chi ne ha fatto le spese (a causa del conseguente embargo promosso dalla Russia) sono state soprattutto le esportazioni europee nell’ex-paese sovietico.