Si può non essere No Vax o negazionista ed evidenziare le problematiche dei vaccini Covid, presentati come panacea e soluzione di tutti i mali. Lo dimostra Vittorio Agnoletto, che è un medico e attivista, diventato noto ai tempi del movimento No Global e che recentemente ha scritto il libro “Senza respiro – Un’inchiesta indipendente sulla pandemia Coronavirus in Lombardia, Italia, Europa”. Il libro verrà presentato in un incontro online, organizzato dall’associazione Victor Serge, il prossimo 11 gennaio e noi abbiamo raggiunto telefonicamente Agnoletto, di cui anticipiamo un passaggio dell’intervista che verrà trasmessa integralmente venerdì 8 dicembre alle 17.00.

Vaccini Covid, tutti i nodi problematici

Attorno ai vaccini, arrivati in Italia lo scorso 27 dicembre, non va tutto bene. Sostenerlo è propaganda. Per Agnoletto a presentare problemi è soprattutto la comunicazione.
«C’è stato un errore enorme in termini di gestione mediatica a livello nazionale da parte del governo – sostiene Agnoletto – È stato trasformato il vaccino in un toccasana, una cosa che risolve tutto dall’oggi al domani, con tutta una serie di interventi di personaggi dello spettacolo e dello sport che poco o nulla sanno del vaccino».

Un’informazione di questo tipo, per il medico, di fronte alla realtà diventa non credibile, mentre invece andrebbero spiegati bene i punti di forza e i limiti del vaccino.
L’esempio che circola nelle ultime ore è quello di una dottoressa che si è infettata dopo la somministrazione della prima dose. Sarebbe stato necessario sottolineare prima che ciò si verificasse che la copertura vaccinale interviene una settimana dopo la somministrazione della seconda dose.
Allo stesso modo, servirebbe più trasparenza sull’efficacia stessa del vaccino, presentato spesso invece come un rimedio miracoloso.

«Allo stato attuale sappiamo che il 94% delle persone che prendono il vaccino non sviluppa una sintomatologia grave che può portare al decesso, cioè il vaccino riduce l’evoluzione della malattia in fase avanzata – sottolinea Agnoletto – Gli stessi responsabili delle aziende produttrici, però, hanno affermato che per sapere se il vaccino protegge anche dall’infezione sono necessari altri mesi di studio, perché i trial effettuati sono stati molto brevi nel tempo».
Questi elementi suggeriscono che le informazione dovrebbero essere date in modo preciso, altrimenti il cittadino o la cittadina perde fiducia verso il vaccino stesso e tutto ciò che vi ruota attorno.

Il problema dell’organizzazione logistica a livello globale

Un altro punto problematico riguarda l’organizzazione logistica a livello globale attorno al vaccino e ciò dipende da precise scelte compiute dalle istituzioni.
«Perché due terzi dell’umanità rimarranno senza vaccini?», domanda Agnoletto, il quale poi fornisce anche la risposta: i vaccini, così come gli altri farmaci, sono coperti da brevetti che dipendono da accordi sulla proprietà intellettuale stipulati in sede dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto). Secondo questi accordi, chi immette sul mercato un nuovo farmaco o vaccino ha l’esclusiva sul brevetto per venti anni.

Tutto ciò influenza sia il potere di stabilire il prezzo, in mano alle multinazionali produttrici, sia la capacità di produzione, che può essere estesa ad altre aziende, ma la scelta spetta esclusivamente ai detentori del brevetto.
«Sudafrica e India avevano proposto in sede Wto che fosse stabilita una moratoria sui brevetti, almeno per la durata della pandemia – osserva il medico e attivista – ma la proposta è stata apertamente osteggiata dagli Stati Uniti e, col silenzio, dall’Unione Europea».
È questo che ha spinto Agnoletto ed altri a lanciare una Ice (Iniziativa dei Cittadini Europei), una specie di petizione, che è uno strumento istituzionalmente riconosciuto dall’Europa, che serve a costringere la Commissione europea a presentare una proposta per rivedere l’applicazione degli accordi sui brevetti, almeno sul territorio Ue.

Affinché funzioni, la petizione dovrà raccogliere almeno un milione di firme in tutti i Paesi dell’Unione Europea e per partecipare è sufficiente compilare un form presente sul sito dell’iniziativa, intitolata “No profit on pandemic”.
Una delle richieste degli estensori è che farmaci e vaccini prodotti anche grazie al contributo economico degli Stati, quindi pubblico, non siano privatizzati, quindi non abbiano brevetti che ne limitino la produzione. Al tempo stesso, potrebbero essere riviste alcune norme sul brevetto, consentendo ad esempio ad aziende pubbliche di cominciare la produzione.

La matematica non è un’opinione: la campagna vaccinale italiana

Un ulteriore elemento problematico attorno ai vaccini, diretta conseguenza anche delle scelte globali, riguarda la campagna vaccinale italiana.
«Il governo – sottolinea Agnoletto – ha affermato che ad aprile 2021 saranno 13 milioni i cittadini e le cittadine vaccinati, ma considerando che le dosi che arrivano da Pfizer ogni settimana sono 470mila, a cui potrebbero aggiungersene altre 100mila di Moderna, e considerato che servono due dosi per ogni persona, in realtà ad aprile le persone vaccinate saranno al massimo 4-5 milioni».

Vi sono infine ulteriori criticità che riguardano la gestione italiana della logistica, la carenza di personale che deve effettuare le somministrazioni ed altri aspetti che stanno emergendo in queste ore e che dimostrano come il nostro Paese, nonostante avesse avuto tutto il tempo per prepararsi, si sia presentato impreparato all’appuntamento vaccinale.

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