Tutto il mondo in queste settimane sta provando quello che la città di Taranto prova da anni. Sia per quanto riguarda le restrizioni alla libertà personale dovute ai rischi sanitari, sia per il ricatto che si configura per molti di dover scegliere tra la propria salute e il lavoro.
Lo sottolineano gli organizzatori di “Uno Maggio Libero e Pensante”, la manifestazione per la festa dei lavoratori che da qualche tempo a questa parte si tiene nel capoluogo pugliese e che quest’anno andrà in scena con modalità necessariamente diverse.

Taranto: la pandemia come l’Ilva

“Taranto è diventata l’emblema di una contraddizione che ci portiamo dietro da anni e che ora coinvolge il mondo intero – ha detto durante la conferenza stampa Michele Riondino, che sieme a Roy Paci e Diodato è direttore artistico dell’iniziativa – Noi tarantini conosciamo bene la contraddizione della scelta tra il diritto alla vita e il diritto al lavoro. Oggi il dramma di Taranto è su scala mondiale”.
Una contraddizione che emerge ancor più forte nelle parole di Raffaele Cataldi, un operaio dell’Ilva di Taranto che ora si trova in cassa integrazione: “Quando ci sono i wind day, cioè quando il vento porta i veleni dell’Ilva nella direzione della città, i nostri figli non possono andare a scuola, non possono giocare, non possono passeggiare, non escono di casa”.

I cittadini di Taranto, dunque, hanno provato con largo anticipo il lockdown e le restrizioni che in queste settimane stanno sperimentando tutti gli italiani e i cittadini di tutto il mondo. Con una differenza sostanziale, che viene sottolineata dall’operaio stesso: “Per il Covid ancora non c’è una cura, mentre per la città di Taranto c’è ed è chiudere l’Ilva”.

ASCOLTA LE PAROLE DI RAFFAELE CATALDI:

Raffaele fa parte del comitato Cittadini Liberi e Pensanti, che da quando esplose la questione dell’Ilva si batte per una situazione che tuteli contemporaneamente salute e lavoro.
Troppo spesso le istituzioni, la politica, ma anche i sindacati confederali, denuncia la presidente del comitato Simona Fersini, hanno anteposto il profitto al diritto alla salute dei cittadini, contestando ad esempio le decisioni della magistratura di fermare gli impianti dell’Ilva.
“Ci siamo chiesti a lungo se avesse senso trovare una formula diversa per celebrare la festa dei lavoratori, proprio per il rispetto che portiamo per chi ha contratto il virus nei luoghi di lavoro – osserva Fersini – Quando il presidente del Consiglio ha detto di aver fatto un patto con la sua coscienza e di voler mettere al primo posto la salute degli italiani, abbiamo deciso che dovevamo intervenire per denunciare l’ipocrisia del governo”.

La presidente del comitato aggiunge che l’acciaieria di Taranto è tuttora in funzione, benché non rappresenti un’attività essenziale. “Quelle fabbriche continuano ad essere potenziali focolai di contagio – insiste Fersini – e la logica conseguenza delle parole del presidente del Consiglio sarebbe dovuta essere la chiusura di ogni attività economica e produttiva, fatti salvi i servizi di pubblica utilità”.

ASCOLTA LE PAROLE DI SIMONA FERSINI:

L’Uno Maggio Libero e Pensante

Anche se la folla colorata assiepata al Parco Archeologico delle Mura Greche quest’anno non ci sarà, né ci saranno live, neppure in streaming, “perché lo stream non può restituire l’emotività trasmessa da un evento dal vivo”, osservano gli organizzatori, l’Uno Maggio Libero e Pensante non rinuncia però alla missione sociale e politica. E allora appuntamento dalle 15 sui social per interventi e testimonianze e in tv, su La7 in seconda serata, per il docufilm di Giorgio Testi, Francesco Zippel e Fabrizio Fichera, con testimonianze di Capossela, Pelù, Elio Germano, Zerocalcare, Brunori Sas, Niccolò Fabi, Negramaro, Elisa.
L’Uno Maggio Libero e Pensante sarà anche l’occasione per esprimere solidarietà concreta per chi non ha diritto alla cura, con una raccolta fondi a favore di Emergency.