Un giro d’affari di 16,7 miliardi di euro, oltre 34mila reati contestati in settori come l’edilizia, i rifiuti e la fauna, oltre 300 clan coinvolti. Le ecomafie in Italia sono in perfetta salute, come testimonia il rapporto di Legambiente.

Mentre la ripresa dell’economia reale non di vede nemmeno all’orizzonte, ciò che prospera in Italia sono le ecomafie.
Lo certifica il rapporto di Legambiente, presentato quest’oggi, che presenta dati impressionanti.
Le ecomafie nel nostro Paese hanno assunto la dimensione di una legge finanziaria, e di quelle consistenti. 16,7 miliardi all’anno il giro di affari, per oltre 34mila reati accertati, oltre 28mila denunciati e più di 8mila sequestri.
Cresce anche il numero di clan coinvolti in questi traffici, passando da 296 a 302. La conseguenza è la mano lunga della criminalità organizzata sulla cosa pubblica: 25 i Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, contro i 6 dell’anno scorso.
I settori più colpiti sono quelli dell’edilizia, della gestione dei rifiuti e degli animali.

Mentre il mercato edile legale è crollato, passando da 305mila e 122 mila nuove costruzioni, quello illegale ha tenuto (26mila contro le 30mila dell’anno precedente). Del resto, in tempi di crisi le abitazioni abusive sembrano essere più accattivanti, dal momento che la realizzazione ha costi di meno della metà di quelli legali. Per contro, il rischio di demolizione è quasi inesistente, pari al 10,6% delle ordinanze di abbattimento emesse.
Anche il settore dei rifiuti ha i suoi problemi. Nel corso di un anno i materiali sequestrati sono raddoppiati, passando da 7mila a 14mila tonnellate. A finire nelle economie illegali sono soprattutto i materiali destinati al riciclo, come gomma, plastica, carta e metalli.
Crescono anche i reati contro la fauna selvatica (+6,4%) e gli incendi boschivi (+4,6%).