La psicosi non riguarda solo i cittadini che prendono d’assalto i supermercati, ma anche i Paesi, europei e non, che sconsigliano ai propri connazionali di non venire in Italia a causa del coronavirus.
I contraccolpi che l’epidemia da un lato e le disposizioni emergenziali dall’altro potrebbero provocare non sono da sottovalutare, specie per un Paese che negli ultimi anni ha spinto tanto sul turismo, in particolare quello culturale e culinario. Settori che sono cresciuti, non senza ombre fatte di sfruttamento di manodopera, e che ora potrebbero subire un brusco arresto.

Turismo e coronavirus, un problema nazionale

Dalla città di Venezia che registra già un 40% di disdette per il turismo legato al carnevale, a Paesi come Israele, Irlanda, Grecia e Croazia, che hanno annullato le gite scolastiche e sconsigliato i viaggi nello Stivale. Germania, Gran Bretagna e Usa, per ora, raccomandano prudenza.
Tutte le associazioni di categoria hanno chiesto al governo la convocazione urgente del tavolo di crisi sul turismo e ricordano che il settore produce circa il 12% del pil italiano, con un giro d’affari di 146 miliardi di euro l’anno.

Il tema è stato affrontato anche dal ministro Dario Franceschini, secondo cui l’emergenza coronavirus ha delle conseguenze sul turismo in Italia come in tutto il mondo. “C’è stato un impatto evidentemente diretto nel turismo Italia-Cina e Cina-Italia – ha aggiunto il ministro – Con molte disdette, causate anche da forza maggiore: assenza di voli, misure sanitarie di precauzione. Stiamo individuando misure che possano in qualche modo andare incontro ai problemi di danno diretto, che hanno avuto le strutture ricettive e gli imprenditori turistici italiani”. “C’è un problema generale – ha aggiunto – perché calano i flussi dei viaggi in Italia. In questo momento le persone sono comprensibilmente attraversate da paure. Si sta affrontando tutto nel modo più compatto e razionale, sia in Italia che in Europa, e speriamo che questo problema sia presto alle spalle”.

Turismo, come si sta attrezzando l’Emilia Romagna

Anche la Regione Emilia Romagna si sta preparando alle conseguenze per il turismo. “Naturalmente noi abbiamo costituito una cabina di regia con gli operatori e i Comuni turistici della nostra regione – spiega ai nostri microfoni l’assessore regionale al Turismo Andrea Corsini – Ad oggi i danni economici sul turismo sono già rilevanti, ma non fasciamoci la testa. Ora la priorità è contenere il più possibile la diffusione del virus e, quando sarà il momento, cercheremo di ripartire e rilanciare il settore”.

Stime vere e proprie sull’ammontare del danno economico in seguito al coronavirus non ce ne sono. “Abbiamo dato mandato al nostro osservatorio turistico regionale, che è in capo ad Unioncamere di fare una stima da qui a maggio dei danni economici legati alle fiere che sono saltate – osserva Corsini – Stiamo cercando di capire per quanto tempo si ripercuoterà questo danno”.
La Regione e gli operatori turistici, però, sono già al lavoro per quelle che dovranno essere le misure di sostegno. “In questi giorni stiamo costruendo una serie di ipotesi e di richieste che faremo al governo – continua l’assessore – in particolare per il sostegno alle imprese che sono state interessate dalle disdette di fiere, congressi, meeting e grandi eventi”.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ANDREA CORSINI:

La cultura si riorganizza

Tra le realtà coinvolte dall’ordinanza regionale, che impone lo stop ad eventi e manifestazioni che prevedano grandi partecipazioni di pubblico, c’è il Torrione Jazz Club di Ferrara. Il tempio del jazz estense ha dovuto rinviare alcuni concerti previsti in questa settimana e tentare di ricalendarizzarli.
“Navighiamo a vista”, spiega ai nostri microfoni Federico D’Anneo, che oltre ad essere il presidente del Torrione è anche un avvocato e fa sapere di avere esaminato nel dettaglio l’ordinanza.

“Siamo stati un po’ abbacchiati da questa cosa – confessa D’Anneo – perché ci è capitata fra capo e collo domenica e io sono stato tempestato di telefonate di persone che mi chiedevano se rientravamo o meno nell’ordinanza”.
Il problema maggiore per il mondo dei concerti sembra essere quello organizzativo, che presenta anche un dietro le quinte fatto di contratti da rispettare, clausole da limare e accordi da trovare per poter semplicemente posticipare le date già in programma. L’auspicio, quindi, è che l’ordinanza scada il prossimo primo marzo come detto e che non venga prorogata.

ASCOLTA L’INTERVISTA A FEDERICO D’ANNEO: