Il tribunale di Silivri a Istanbul ha assolto tutti gli imputati nel processo contro alcune delle figure di maggior spicco delle proteste antigovernative di Gezi Park del 2013. Tra questi anche il noto imprenditore e filantropo turco Osman Kavala, in carcerazione preventiva da oltre due anni, che rischiava l’ergastolo. I giudici hanno deciso l’assoluzione di tutti i 16 imputati – 7 dei quali processati in contumacia – per “assenza di prove sufficienti” rispetto all’accusa di aver tentato di rovesciare il governo di Recep Tayyip Erdogan, decretando anche il rilascio immediato di Kavala, l’unico ancora in detenzione cautelare in carcere.

Turchia: come si è arrivati alla sentenza

Ai nostri microfoni il giornalista Murat Cinar spiega come si è arrivati alla sentenza di assoluzione che, considerando il controllo che il governo ha sulla magistratura in Turchia, arriva abbastanza inaspettata.
Durante il processo, infatti, sia le ong locali che quelle internazionali per i diritti umani e la libertà d’espressione, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, avevano espresso forti critiche. Le prove di colpevolezza fornite nei confronti degli imputati erano pretestuose e ridicole, ma questo in passato è bastato per emettere sentenza di condanna.

“Il risultato è stato possibile grazie ad un grande lavoro di solidarietà – osserva Cinar – Dal 2013, cioè dal momento della rivolta popolare più grande della storia della Turchia, le persone che hanno partecipato alle manifestazioni di Gezi Park e coloro che le hanno in qualche maniera sostenute, non hanno mai smesso di credere che fosse un laboratorio, un tentativo di proporre un’alternativa al governo e alle sue scelte politiche, sociali ed economiche”.
Il lavoro di avvocati, associazioni umanitarie e attivisti, dunque, ha giocato un ruolo nel processo.

Allo stesso tempo, però, c’è un dubbio che rimane, qualcosa che potrebbe essere successo “dietro le quinte”, osserva il giornalista. “Questo era un processo farsa, gli imputati erano ostaggi politici e in Turchia non esiste lo stato di diritto – sottolinea Cinar – Dietro le quinte è successo qualcosa che forse riguarda il fango in cui la Turchia è immersa in Siria, in particolar modo a Idlib, oppure che riguarda lo scenario libico, dove Ankara è sempre più presente, o ancora una sorta di baratto con l’Europa per il grande bisogno di liquidità che il Paese ha, essendo attraversato da una grave crisi economica”.

In ogni caso, l’assoluzione di oggi e la scarcerazione di tutti gli imputati evidenzia un segnale di debolezza di Erdogan, che si aggiunge agli stop già ricevuti proprio a partire dal 2013, con le proteste di Gezi Park, seguite dalle elezioni del 2015 e la perdita di Istanbul nelle recenti elezioni amministrative.

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