Da un lato Donald Trump è formalmente sotto impeachment per abuso di potere e ostruzione alla giustizia (anche se probabilmente la scamperà), dall’altro Matteo Salvini rischia di finire a processo per abuso d’ufficio e sequestro di persona. Due tra i leader sovranisti più in auge in quest’epoca storia si ritrovano invischiati in procedimenti giudiziari per le loro condotte al governo dei rispettivi Paesi. E tutto succede negli stessi giorni e nelle stesse ore.

Trump sotto impeachment

Nella notte tra mercoledì e giovedì la Camera degli Stati Uniti ha formalmente messo in stato d’accusa il presidente Donald Trump. La maggioranza democratica ha fatto valere il suo peso e – seppur con quattro defezioni tra le proprie fila – ha approvato la relazione di 648 pagine che accusa il tycoon di abuso di potere e ostruzione alla giustizia.
“Intanto bisogna spiegare che l’impeachment negli Stati Uniti è un processo politico che si svolge in due tempi: l’istruttoria alla Camera e il giudizio vero e proprio sulla rimozione del presidente al Senato”, spiega ai nostri microfoni il giornalista Giacomo Salvini.

L’indagine a carico di Trump nasce da una telefonata, rivelata da una talpa dell’intelligence americana, tra il presidente statunitense e quello ucraino, Volodymyr Zelens’kyj, in cui il primo chiede al secondo di aprire un’inchiesta su Hunter Biden – figlio dell’ex vicepresidente americano Joe Biden, braccio destro di Barack Obama – che aveva assunto una carica in una società in Ucraina.
Trump minaccia Zelens’kyj di tagliare aiuti militari per 400 milioni di dollari qualora il presidente ucraino non esaudisca la sua richiesta, ma cerca anche di invogliarlo dicendogli che può andare a Washington in visita ufficiale per accreditarsi con la comunità internazionale.
Questa telefonata è al centro dell’abuso di potere che viene contestato a Trump, mentre l’intralcio alla giustizia sta nell’ordine al personale amministrativo di non collaborare nell’indagine aperta dai democratici.

“Negli Stati Uniti, anche a causa delle elezioni di mid-term, le maggioranze tra Camera e Senato possono essere diverse – ricorda il giornalista – Al Senato è ancora nelle mani dei repubblicani, che difficilmente voteranno per la rimozione del proprio presidente, che sicuramente è anche il candidato per le presidenziali del 2020″. Salvini sottolinea che servirebbe che 20 senatori repubblicani passassero nelle fila dei democratici affinché l’impeachment desse esito positivo. Un’eventualità da escludere, anche perché la discussione avverrà in campagna elettorale per le nuove elezioni presidenziali.

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Salvini a processo per i porti chiusi alla nave Gregoretti?

Comincia sempre oggi il procedimento alla giunta del Senato per il caso della nave Gregoretti, che dovrà decidere l’autorizzazione a procedere per l’accusa di abuso di potere e di sequestro di persona nei confronti dell’ex ministro degli Interni Matteo Salvini. L’istruzione della pratica durerà circa 30 giorni ed entro 60 sarà discussa in Aula.
Secondo l’accusa, Salvini, abusando dei poteri da ministro dell’Interno avrebbe privato della libertà personale per quattro giorni i 131 migranti bloccati a bordo di nave Gregoretti della Guardia Costiera italiana.

Si ripete, dunque, un caso simile a quello della nave Diciotti, quando fu bloccata un’altra nave della Guardia Costiera con 190 persone a bordo e l’ex ministro degli Interni fu accusato delle stesse ipotesi di reato. Entrambe le imbarcazioni sono dello Stato, quindi giuridicamente considerate suolo italiano.
La differenza sostanziale rispetto al caso precedente è politica, dal momento che ora Salvini si trova all’opposizione e non ha più la copertura parlamentare del M5S, che salvò il leghista dal processo, mentre in questo caso ha intenzione di votare a favore dell’autorizzazione a procedere.

Ma la differenza è anche giuridica, come ha spiegato il capo politico pentastellato Luigi Di Maio: “Quando un anno prima bloccammo la Diciotti, era perché l’Europa non ci ascoltava. Facemmo la voce grossa e poi riuscimmo ad ottenere la redistribuzione in altri Paesi europei. Un anno dopo, la redistribuzione funzionava, quindi il blocco della Gregoretti non fu un’azione decisa dal governo, ma dal ministro dell’Interno Salvini. In questo caso l’interesse pubblico prevalente non c’era, fu un’azione personale, tanto che dopo li fece sbarcare. Noi voteremo contro l’interesse pubblico prevalente”.
Le argomentazioni fornite da Di Maio possono reggere secondo Luca Masera dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione. Sebbene il giurista contesti anche per il caso Diciotti il trattenimento di persone in modo strumentale ad una trattativa con l’Europa, le differenze evidenziate nel caso della nave Gregoretti possono giocare un ruolo non secondario.

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