Quella che si svolgerà alle Serre dei Giardini Margherita dal 10 al 13 settembre sarà un’edizione che mantiene fede al nome stesso dell’evento. Resilienze Festival, l’iniziativa di Kilowatt per parlare di grandi trasformazioni planetarie mostrando le interazioni, i legami e le connessioni tra ambiente, società, economia e cultura e interrogando i linguaggi dell’arte per esplorare punti di vista alternativi, ha dovuto cambiare formula a causa della pandemia. E per farlo ha traslato i tempi e immaginato tre diversi momenti, associati metaforicamente alla vita nei campi: la semina, la cura del terreno e la raccolta.

Resilienze, la semina è il primo atto del festival

Quello che si svolgerà dal 10 al 13 settembre, dunque, è il primo di tre atti, che si svilupperanno anche durante l’inverno su una piattoforma digitale (la cura del terreno) fino ad arrivare al maggio del 2021 (la raccolta).
Legami invisibili” è il titolo dell’edizione 2020, a testimoniare le relazioni che si creano tra arte e scienza, tra diverse forme di linguaggio e anche all’interno dei diversi eventi che compongono il festival.
“Fino a gennaio scorso il titolo provvisorio doveva essere ‘l’arte del contagio’ – osserva ai nostri microfoni Jonathan Ferramola, uno dei curatori – ma vista la situazione che si è prodotta a livello globale il titolo non poteva restare quello”.

Come ogni anno il festival si muove attraverso quattro sezioni. Ci sono le “Percezioni“: l’arte si interroga sui grandi cambiamenti attraverso la musica e le grandi tecnologie, tra realtà virtuale e realtà aumentata.
Il cinema e la fotografia saranno protagoniste degli “Sguardi“, allo scopo di raccontare storie che ci mettono di fronte ai grandi cambiamenti della nostra epoca.
Le “Sperimentazioni” consistono in laboratori e workshop, in collaborazione con la fondazione Golinelli, che stimoleranno nuove forme d’interazione ed esplorazioni sensoriali.
La parte di confronto, invece, sarà contenuta nel format “Narrazioni“, che prevede talk, incontri e presentazioni, che quest’anno sarà possibile ascoltare in cuffia mentre si esplorano le serre.

Il programma

Il grande numero di partner che concorrono alla realizzazione di Resilienze Festival si traduce in un ricco programma, che inaugurerà il 10 settembre con il talk “Per un futuro più giusto“, cui prenderanno parte, tra gli altri, Fabrizio Barca ed Elly Schlein. La stessa sera, sul palco centrale, ci sarà spazio per “Amazonas. Suoni e immagini per ritrovare le nostre terre“, con Sara Michieletto ed Elisabetta Zavoli, che racconteranno l’Amazzonia attraverso due linguaggi differenti.
Fra i tanti appuntamenti anche l’incontro con Federico Borrella (11 settembre), fotografo già vincitore del World Press Photo, che guiderà il pubblico in un viaggio fra arte natura e cultura.

Il cinema proporrà il documentario di Michele Mellara ed Alessandro RossiVivere, che rischio“, incentrato sulla vita dell’oncologo Cesare Maltoni (13 settembre), ma anche “Dusk Chorus” di Alessandra D’Emilia e Nika Saravania, di nuovo in Amazzonia (11 settembre).
Non mancheranno inoltre le riflessioni sui cambiamenti che investono il mondo dell’informazione (12 settembre), della cucina (12 settembre) e dell’agricoltura.

Come al solito l’arte trova uno spazio importante all’interno di Resilienze Festival. Nella Gabbia del Leone delle Serre, in particolare, ci sarà una “Immersive area“, curata Vr Pavillon con quattro postazioni di realtà virtuale.
Main artist dell’edizione 2020, inoltre, sarà il collettivo Bepart, che sviluppa opere in realtà aumentata, portando l’arte in spazi pubblici. Al festival bolognese arriverà “Crystal Drops – Il linguaggio delle forme cristalline“.

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ASCOLTA L’INTERVISTA A JONATHAN FERRAMOLA: