Giuseppe Conte lo ha anticipato nella conferenza stampa di domenica: nel dpcm del 24 ottobre viene stabilito che per le scuole superiori la didattica a distanza debba essere almeno del 75%. Con questa misura il governo conta soprattutto di alleggerire la pressione sul trasporto pubblico locale e ridurre le occasioni di contagio.
La Regione Emilia-Romagna si è dovuta adeguare. Con un’ordinanza firmata dal presidente Stefano Bonaccini nel pomeriggio di ieri si dà tempo fino al 29 ottobre alle scuole per decidere in autonomia le modalità di attuazione. Contestualmente viene esteso il programma di test sierologici rapidi in farmacia al personale della scuola

Dad per le scuole superiori, 700 firme in poche ore contro la decisione

Sono bastate poche ore affinché l’appello “Per una scuola aperta a tutti!” raccogliesse più di 700 firme. I promotori dell’appello ritengono che “il 25% di scuola in presenza non sia scuola e che simili provvedimenti penalizzino in maniera vergognosa la formazione di una generazione”. Inoltre si dicono indignati per la posizione della Conferenza delle Regioni e delle Province, che avrebbe chiesto addirittura il 100% di didattica a distanza.
“Il titolo del nostro appello altro non è che l’inizio dell’articolo 34 della Costituzione – afferma ai nostri microfoni Milli Virgilio, ex-assessora comunale alla Scuola e tra le promotrici dell’appello – Se qualcosa deve chiudere la scuola deve essere l’ultima, se qualcosa deve restare aperto, la prima a restare aperta deve essere la scuola”.

“Non ci convince l’accampata necessità di diminuire le occasioni di contagio nei locali scolastici – si legge nell’appello – I contagi non avvengono a scuola, ma altrove. Già tutto il personale si sta impegnando per organizzare al meglio in ogni ordine e grado. Certo occorre fare di più, anche promuovendo una responsabilizzazione di tutte e tutti. Ma la chiusura delle scuole non aiuterebbe il contenimento del virus”.
Per contro, i detrattori della decisione sottolineano i danni psicologici che Dad e chiusura hanno finora provocato. In particolare fino a questo momento le verifiche scolastiche hanno dimostrato un grave deficit formativo. “Le scuole hanno intrapreso il difficile percorso di recupero che, se interrotto, provocherebbe gravissimi danni, a cominciare dall’aumento del già altissimo tasso di abbandono scolastico – continuano i promotori – Per non parlare delle regressioni constatate non solo in ambito scolastico, ma anche sanitario negli alunni disabili e con bisogni educativi speciali, per i quali la scuola è pressoché l’unico strumento di inclusione sociale e per le famiglie l’unica possibilità di sollievo dal carico familiare”.

Infine il nodo dei trasporti, che è quello che ha fatto più discutere in questi giorni e che sembra essere alla base della decisione del governo sulla scuola, in particolare per ridurre l’affollamento sul trasporto pubblico locale.
“Siamo su due piani diversi – sottolinea Virgilio – perché il trasporto è un servizio, mentre la scuola è un diritto e, nel nostro ordinamento, per molte parti anche un obbligo. È una questione di scala di valori a cui dare priorità. C’è stato tutto il tempo per attrezzarsi e intervenire anche sui trasporti”.

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