La serata del duo bolognese di adozione ma casertano di origine è stata una vera bomba. In una cornice più simile alla Brick Lane di Londra che al fuori porta Lame di Bologna, Emily TheDrunkard e Davide Sardiello hanno elettrizzato i presenti nonostante il divieto mal digerito dalla band di alzarsi e di andare sotto al palco. Una batterista “di pancia” e un chitarrista amante della distorsione sono i due ingredienti fondamentali di un duo che non scende a compromessi. Emily e Davide hanno di fatto scelto la strada in tutti i sensi e il loro furgone come seconda casa. Macinano km su km, montano gli strumenti, esplodono nel live, affabili pre e post concerto, sono una coppia certamente invidiabile. Infatti note di invidia (in senso buono) ma soprattutto di ammirazione si accompagnano in questa mia modesta recensione da parte di un “vèz” che la musica la intende ancora in questo senso rischiando di passare come anacronistico. Tornando al live, sono stati molti i pezzi mai sentiti prima che probabilmente faranno parte del secondo lavoro della band. Anche per la realizzazione dell’album lo stile è quello del Diy (do it yourself) che parte da band hardcore di Washington DC negli anni 80. A tal proposito, in un periodo storico e musicale che ricorda i famosi e purtroppo mai deceduti anni 80, con marchette radiofoniche ma soprattutto televisive, il duo ricorda l’altra faccia della scena di quegli anni: ovvero la già citata attitudine al Diy, l’assenza di synth a favore di un suono primordiale che oggi potrebbe sembrare fantascientifico ma che potrebbe essere descritto in un racconto di Philip K Dick o di Ray Bradbury. Divertente anche la presenza scenica del duo, dove ad un “polleggiato” Davide si contrappone una scatenata Emily capace di farti innamorare della batteria o, come nel mio caso, reinnamorare. Dunque: lunga vita ai The Jackson Pollock e che un giorno si possano esibire al Moma di New York City, magari di fianco ad un quadro dell’artista di cui portano il nome.

Andrea Tabs Tabellini

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