Siamo al quinto giorno di proteste, a Bangkok, del movimento “Gioventù Libera”, a cui si uniscono altri movimenti politici per i diritti civili.
Il primo giorno è stato il 14 ottobre, in coincidenza con l’anniversario della strage degli studenti, avvenuta il 14 ottobre 1973. La manifestazione si è svolta in modo pacifico. Il movimento ha raggiunto anche il palazzo del governo, contestando quest’ultimo e chiedendone le dimissioni. Di fatto, non ci sono state reazioni da parte delle autorità.

Thailandia, il movimento di giovani che sfida il potere

Il giorno dopo, il 15, è stato dichiarato lo stato di emergenza per Bangkok, con il divieto di raduni superiori a cinque persone. Divieto che stato assolutamente ignorato dal movimento, che si è ritrovato direttamente nelle piazze, senza nessun tipo di reazione. Venerdì 16 ottobre, è stata convocata un’ulteriore, grande manifestazione, concentrandosi, prima, in uno degli snodi centrali di Bangkok, e successivamente spostatasi in un altro luogo, sempre nel centro di Bangkok. Poco dopo l’inizio della manifestazione, è intervenuta la polizia in tenuta antisommossa e con cannoni spara acqua, che in realtà sparavano acqua colorata di blu per meglio individuare i presenti e arrestarli successivamente; sembra, anche, ci fossero sostanze irritanti, compresi gas lacrimogeni. Questo ha creato scompiglio e panico e quindi la manifestazione si è dispersa.

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In seguito a quanto accaduto, c’era molta attesa per quello che sarebbe successo nella giornata di sabato. Il movimento che è molto agile, leggero, ha diffuso convocazioni del tipo: “Trovatevi, alle tre, presso la più vicina stazione della metropolitana e dello Sky Train, la metropolitana di superficie, e poi vi comunicheremo, all’ultimo momento, il luogo della protesta”. Il potere ha reagito chiudendo tutte le stazioni del centro di Bangkok, della metropolitana e dello Sky Train. Solo all’ultimo momento, sono stati indicati, come luoghi di raduno per la contestazione, tre diversi punti nodali della città. La manifestazione si è svolta regolarmente, la città era completamente bloccata, e la polizia non è intervenuta, forse per la difficoltà di riuscire a reprimere tre piazze contemporaneamente.

Due sono gli aspetti, importantissimi, da sottolineare.
Per la prima volta, viene contestato il re, in maniera molto dura. Nelle manifestazioni precedenti gli è stata richiesta trasparenza per quanto riguarda le spese. Inoltre si sancisce, con forza, che le tasse dei cittadini devono essere rendicontate. Ancora: il re non deve intervenire nella vita politica, appoggiare i colpi di Stato. Questo è molto interessante dal punto di vista politico ed anche antropologico perché si tratta della vera e propria rottura di un tabù.
A maggior ragione, in maniera assolutamente impensabile fino a qualche anno fa, è accaduto un altro fatto. Mentre erano in corso le proteste, il corteo reale dove era presente la regina e il giovane principe ereditario, è stato fatto passare, esattamente, dove erano radunati gli studenti e, per la prima volta, abbiamo visto i thailandesi che non si sdraiavano a terra, nel classico gesto di riverenza e rispetto. Sono rimasti in piedi, hanno alzato il braccio con tre dita tese (il saluto di Hunger Games, diventato simbolo della protesta) e urlare: “Queste sono le mie tasse”.

Inoltre, in diverse occasioni, è udibile un insulto, rivolto al re, con quello che, per i thailandesi, è il termine più offensivo che si possa immaginare. È intraducibile in italiano, perché sarebbe una cosa tipo: “Bestia, bestiaccia”, ma, ovviamente, nella nostra lingua non rende il clamore di rivolgere un insulto del genere nei confronti del re. Questo è veramente qualcosa di epocale: i thailandesi si stanno ribellando contro la monarchia ed è la prima volta in assoluto che accade, almeno dopo la rivolta degli anni ‘30, in seguito alla quale venne concessa la monarchia costituzionale. Da allora in poi non è mai accaduto che si ribellassero o manifestassero sentimenti contro il proprio re.
Stiamo assistendo ad un punto di non ritorno della contestazione e, probabilmente, nei prossimi giorni, ci sarà una reazione da parte del governo e delle autorità, e non sappiamo ancora quale.

Il secondo fattore importante, è che tutto ciò sta accadendo mentre il re è presente in Thailandia. Questa è un’eccezione, perché il re, normalmente, risiede in Germania. A proposito di questo, è importante sottolineare che, nei giorni scorsi, è stata fatta un’interrogazione parlamentare in Germania, che chiedeva come mai si permettesse ad un re straniero di governare dal territorio tedesco, prendendo oltretutto decisioni contro i diritti umani. Il ministro degli Esteri ha espresso la propria contrarietà e ha annunciato l’intenzione di valutare i passi da compiere, in merito.
Possiamo, in conclusione, affermare che per il re non è assolutamente un buon periodo, questo.

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