Sabato e domenica scorsi a Bangkok si è svolta la più grande manifestazione di protesta da sei anni ad oggi. Dopo il colpo di Stato del 2014 la popolazione non era quasi mai scesa in piazza per esprimere il proprio dissenso, ora dal mese di giugno quotidianamente vengono realizzate delle forme di protesta. L’evento che tre mesi fa ha accelerato questo processo è stato il rapimento e, quasi certo, omicidio del dissidente Wanchalearm Satsaksit avvenuto in Cambogia il 3 giugno, sembra su ordine di re Vajiralongkorn.

Thailandia, i giovani chiedono una modernizzazione del Paese

Il movimento che sta guidando la protesta è motivato dalla richiesta del riconoscimento dei diritti umani e civili, chiede le dimissioni della giunta di governo, la riforma della Costituzione e dell’istituzione monarchica. L’ultimo punto è una novità dirompente perché non è mai accaduto nella storia del Regno del Siam che si sia messa in discussione la monarchia.
Il movimento ha molte anime. Ad esso aderiscono anche il movimento per il riconoscimento dei diritti Lgbtqia, i gruppi femministi e anche se la colonna vertebrale rimane la componente studentesca nell’ultima protesta si sono unite anche le Red-shirt o quel che rimane del movimento nato a sostegno dell’ex primo ministro Thaksin Shinawatra.

La manifestazione di sabato 19 è iniziata nel cortile della Thammasat University, teatro della strage degli studenti del 1976. In un primo momento l’accesso al cortile era stato negato con tanto di lucchetti ai cancelli ma gli studenti hanno ottenuto poi la loro apertura. Da qui in modo composto hanno marciato verso il Sanam Luang (campo reale) e lo hanno ribattezzato Sanam Ratsadorn (campo del popolo), una contestazione dunque consapevole dell’importanza e del valore della costruzione simbolica dei gesti e dei luoghi.
Nella mattina di domenica 20 hanno consegnato alla guardia reale una dichiarazione con i dieci punti per la riforma dell’istituzione monarchica. Una delle leader del movimento ha dichiarato che non vogliono abbattere la monarchia, ma riformarla in modo che sia adeguata alla realtà attuale.

Fa comunque impressione a chi ha una frequentazione ultraventennale con questo paese vedere tanti di questi giovani fare satira, lazzi e frizzi aventi come obiettivo diretto re Vajiralongkorn. Un re assente e lontano dal suo popolo, teso a riaffermare una monarchia assoluta e a non rinunciare a neanche una delle sue prerogative reali, dai voli sui mezzi della fallita compagnia di Stato a spese dei cittadini, al soggiorno nel resort a cinque stelle in Germania dove abusa di venti donne, inquadrate come un battaglione in un regime di vita militare che prevede anche punizioni corporali.

L’ultimo atto della protesta domenica 20 alle 06:39 del mattino è stata la collocazione di una placca in cui è affermato che il paese appartiene al popolo e non alla corona. Questo gesto nasce come risposta alla rimozione nel 2017 della placca che commemorava il movimento politico che ottenne nel 1932 la fine della monarchia assoluta. Successivamente la placca è stata sostituita con una dove però si riconosce la riforma come concessa dal re e non come conquista di popolo.
Secondo quando riporta l’Ansa, però, la notte scorsa la targa è stata rimossa da ignoti.

Vitaliano Civitanova

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