Nel giorno dell’incontro tra il premier Renzi e i sindacati, non si placa il dibattito sull’ipotesi di inserire il Tfr in busta paga per rilanciare i consumi. Il timore è che, come candidamente ammesso dalla ministra Madia per gli “80 euro”, il trattamento di fine rapporto possa sostiuire il rinnovo dei contratti nazionali scaduti ormai da anni.

Continua a far discutere la proposta del premier Matteo Renzi di inserire il Tfr dei lavoratori in busta paga. Per il presidente del Consiglio si tratterebbe di un provvedimento che, insieme agli 80 euro di maggio, potrebbe rilanciare definitivamente i consumi interni e farci uscire dalle secche della crisi, che strangola il nostro paese dal 2008.

Se la questione riguarda evidentemente i soli lavoratori, condizione sempre meno comune tra la popolazione attiva, le opinioni a riguardo sono spesso contraddittorie. In fondo, questo il dato di fatto dal quale il discorso di Renzi prende le mosse, quei soldi sono dei lavoratori, quindi è giusto che, in questo particolare momento i lavoratori stessi possano attingervi. I problemi, però, sono fondamentalmente due: il costo dell’operazione per le aziende e il rinnovo dei contratti nazionali.

Per quel che riguarda la prima questione è Paolo Zabeo, della Cgia di Mestre, a intervenire ai nostri microfoni, sostenendo che le aziende non riuscirebbero a farsi carico di questo ulteriore esborso, vista anche la cronica incapacità delle banche di assolvere alla propria funzione: erogare il credito. Zabeo non crede che il provvedimento potrà risultare a costo zero per le aziende, grazie all’intermediazione della Cassa Depositi e Prestiti con gli istituti di credito. E sfida l’esecutivo: “Se è davvero una riforma a costo zero, lo Stato si faccia carico di estenderla anche ai lavoratori pubblici

Sul rinnovo dei contratti nazionali, invece, è dura la posizione dell’avv.Franco Focareta, da sempre impegnato nelle battaglie per i diritti dei lavoratori. Per Focareta, che non disdegna la funzione di risparmio forzoso assolta dal Trattamento di Fine Rapporto, è tempo che sia la parte datoriale a cominciare a pagare dopo decenni di benefici. “Il Tfr -sottolinea- è una somma dei lavoratori: spetta loro di diritto” e proietta un’ombra sinistra su quella che potrebbe essere il reale obiettivo della riforma: bloccare il rinnovo dei contratti nazionali, scaduti ormai da anni. Se, infatti, i famosi “80 euro” serivrono, come candidamente ammesso dalla ministra della Pubblica Amministrazione Marianna Madia, a redistribuire, sostituendo di fatto il rinnovo dei contratti nazionali. Tutto o una parte del Tfr, potrebbero costituire una sorta di alternativa al rinnovo dei contratti, pagato, questa volta dagli stessi lavoratori con i loro soldi. “