“L’unico strumento che assicura la diagnosi è il tampone”. Lo ha ribadito come primo punto ieri pomeriggio l’assessore regionale alla Sanità Raffaele Donini nel presentare il piano di screening sierologico licenziato dalla giunta di viale Aldo Moro. I test che individuano la presenza di anticorpi contro il Covid-19, dunque, alla Regione serviranno come indagine epidemiologica per capire gli spostamenti del virus e il suo comportamento nelle persone positive, che si siano ammalate o siano rimaste asintomatiche. Per questo motivo la platea delle persone che avranno accesso al test gratuitamente è piuttosto ristretta. Tutti gli altri, aziende e cittadini, c’è la possibilità di effettuarlo, ma a pagamento.

Test sierologico: le regole della Regione

Nella delibera della giunta regionale si è stabilito quali sono le persone che avranno accesso gratuitamente allo screening sierologico. Il punto di partenza rimane quello delle 87214 persone già testate fino ad ora, cioè il personale sanitario (medici e infermieri) e socio-assistenziale. A queste persone si aggiungeranno gradualmente anche i lavoratori dei centri diurni per disabili, gli agenti delle forze dell’ordine, della polizia penitenziaria e della polizia locale.
Al test accederà sempre gratuitamente una platea di persone che vivono in quelle che sono state le tre zone rosse della regione: Piacenza, Rimini e Medicina. Nel primo focolaio, in particolare, lo screening potrà arrivare a testare 100mila persone, tra i contatti stretti dei positivi, persone selezionate a random dalle Asl e del mondo produttivo.

La novità è rappresentata da una quarantina di laboratori privati su tutto il territorio regionale che hanno ottenuto il via libera del comitato scientifico per affiancare le strutture pubbliche e che contribuiranno a testare entro la fine di giugno circa il 10% dell’intera popolazione regionale.
I test sierologici a disposizione sono due: uno rapido, attraverso una piccola puntura su un dito, e uno più approfondito, attraverso un prelievo ematico venoso. Entrambi rilevano la presenza di anticorpi al Covid-19 e riescono a stimare se si è entrati a contatto col virus recentemente o più indietro nel tempo.

L’assessore Donini ha fatto sapere che sono più di 600 le aziende che hanno fatto richiesta di poter sottoporre i propri lavoratori al test sierologico. Una possibilità che esiste, ma i cui costi saranno a carico dell’azienda stessa.
A pagamento saranno anche i test seriologici per i cittadini che vogliano effettuarlo, ma il meccanismo individuato dalla Regione prevede che comunque si debba passare attraverso il medico di base, che orienterà il paziente a seconda dei casi, e che il cittadino, qualora il test individui la presenza di anticorpi, venga preso in carico dal servizio sanitario, sottoposto a tampone e alla quarantena fiduciaria.

“Non possiamo fissare un tetto alle prestazioni di professionisti – sottolinea Donini – ma abbiamo individuato dei costi di massima che possono servire ai cittadini per orientarsi. In particolare, 25 euro per il test rapido e 50 euro per quello con prelievo venoso. In ogni caso la Regione vigilerà che non ci siano attività speculative”.
Finora appena il 5% delle 87214 persone sottoposte a test sierologico hanno manifestato gli anticorpi al Covid-19, di cui la metà manifestava una vera e propria infezione. Detta in altri termini, il test sierologico fino a questo momento ha rilevato l’infezione nel 2,5%, percentuale considerata residuale, di chi lo ha effettuato.

La Regione spinge sui tamponi

Nonostante l’apertura al sierologico, la Regione Emilia Romagna sceglie di continuare sulla strada dei tamponi. Fino a questo momento la media giornaliera di test effettuati si è attestata sui 5mila tamponi, ma entro fine maggio si conta di attestarsi sui 10mila al giorno, per arrivare sui 15-20mila entro l’estate.
Dall’inizio della pandemia ad oggi sono stati 231mila i tamponi effettuati in Emilia Romagna e l’obiettivo è di arrivare a fine giugno avendo effettuato 500mila tamponi.

ASCOLTA LE PAROLE DI RAFFAELE DONINI: