Il prossimo 29 marzo italiani ed italiane saranno chiamati alle urne per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari. Una riforma che è stata votata da tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento, salvo qualche eccezione individuale. Chi, invece, si oppone alla riforma, considerando il taglio ai parlamentari una contrazione della democrazia e della rappresentanza e un accentramento del potere, dovrà affrontare una sfida colossale. Tra queste persone ci sono Laura Veronesi, Paola Ziccone e Mario Bovina, che hanno lanciato un appello “civico” per il “No”, che sta raccogliendo consensi.

Taglio dei parlamentari: l’appello per il “no”

Fuori dai circuiti dei partiti, l’appello contro il taglio dei parlamentari ha già raccolto un centinaio di adesioni, tra cui quelle di due esponenti del mondo accademico, Gianfranco Pasquino e Thomas Casadei.
“Il nostro documento pone una questione principale – spiega ai nostri microfoni Laura Veronesi – Che risposta dà il populismo ai problemi veri di questo Paese?”. Veronesi è dell’opinione che il populismo tenda a semplificare, con risposte incongrue, i problemi reali, che non vengono affrontati.

I promotori dell’appello ritengono il taglio dei parlamentari una “contrazione della democrazia che non sortisce alcun effetto reale sulla spesa pubblica, ma al contrario è una diminuzione dell’accesso dei diritti e all’agibilità democratica“.
Veronesi sottolinea poi un ulteriore elemento, quello di genere: “Io e Paola Ziccone, che ha promosso l’appello con me, siamo donne e sappiamo perfettamente che tipo di ricaduta immediata ha una concentrazione del potere”.

La qualità della politica

Il taglio dei parlamentari è una misura con molto appeal nel senso comune, perché la classe politica odierna attira su di sè le ire di ampie fasce della popolazione. “La qualità della classe politica è un tema su cui si devono interrogare le forze politiche – afferma Veronesi – lavorando sulla qualità e sulla realtà delle questioni. Il terreno è quello sociale ed economico, ma anche di confronto con le forze che si muovono nella società”.

L’ultimo riferimento è al movimento delle sardine, che secondo la promotrice dell’appello ha avanzato una richiesta di democrazia allargata contro il populismo. E proprio il “modello sardine” potrebbe essere la chiave per affrontare la sfida referendaria, di cui si sta parlando poco e che vede a favore del taglio un ampio arco di forze politiche.
“Il movimento delle sardine ha dimostrato di poter condizionare molto anche la narrazione pubblica – osserva Veronesi – Noi pensiamo di proseguire sulla loro traccia”.

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