Nel luglio del 2001, a Genova, si tenne il G8 che più di ogni altro passò alla storia. Ad essere inciso nella memoria, per una volta, non fu però quello che accadde all’interno dei palazzi dove i leader mondiali decidevano il destino dell’umanità, ma ciò che si verificò nelle strade del capoluogo ligure.
La grande manifestazione del movimento ribattezzato dai media “No Global”, la violenza inaudita della polizia, i cosiddetti “black block”, la macelleria messicana della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto e, soprattutto, l’uccisione di Carlo Giuliani.

In seguito a quei fatti, mentre i responsabili delle forze dell’ordine venivano promossi e molto prima che il capo della polizia facesse ammenda per la gestione violenta dell’ordine pubblico, 26 attivisti del movimento furono mandati a processo con un’accusa gravissima: devastazione e saccheggio. Un capo di imputazione non più utilizzato da molto tempo e che, proprio in seguito ai fatti di Genova, tornò a fare capolino nei procedimenti giudiziari a carico di chi protestava.
Per la difesa degli imputati e per dare manforte al team di avvocati, nacque Supporto Legale, un’esperienza che ora, a quasi vent’anni di distanza, si racconta attraverso la riedizione di un fumetto, un numero speciale della rivista Zapruder e un documentario.

Supporto Legale, una battaglia giusta ma persa in partenza

A ripercorrere la genesi di Supporto Legale ai nostri microfoni è Marina Pagliuzza. «Per la procura di Genova il processo aveva un significato altamente simbolico e vi erano state concentrate tantissime energie – racconta l’attivista – Gli avvocati del Genoa Legal Forum, che erano stati in piazza nei tre giorni del G8, avevano bisogno di un aiuto per lavorare sull’enorme mole di materiali documentali, audio e video che la procura aveva messo in campo». Nel materiale processuale finì anche un’ingente mole di video sequestrati al Tpo di Bologna in seguito ad una grande operazione di polizia in viale Lenin, dove aveva sede il centro sociale.

Per attrezzarsi nella difesa dei 26 imputati, poi diventati 25, venne chiesto aiuto a Indymedia, il network di informazione e comunicazione del movimento che aveva coperto con migliaia di telecamere e macchine fotografiche gli eventi di Genova. È all’interno del network, dunque, che sono state trovate le energie e le competenze per dare vita a Supporto Legale, che ha seguito tutti i processi relativi al G8 sia all’interno delle aule di tribunale come consulenti ed attivisti, sia all’esterno con la comunicazione e le raccolte fondi.

Genova 2001, tre linguaggi per raccontare una storia

A quasi vent’anni di distanza Supporto Legale ha sentito la necessità di fare un bilancio delle proprie attività e chiudere o trasformare l’esperienza. «Dopo che i processi sono finiti e che quasi tutte le persone hanno terminato la loro incredibile pena – osserva Pagliuzza – è arrivato il momento di mettere un punto. Abbiamo quindi deciso di raccontarci attraverso alcune iniziative, tra cui cose che avevamo già messo in campo e che abbiamo preso in mano e rimaneggiato».
Il riferimento è alla graphic novel “Nessun rimorso”, già pubblicata nel 2006 e oggi riedita da Coconino Press con i contributi di Gipi, Alessio Spataro, Filippo Scozzari, Claudio Calia, Giuseppe Palumbo, Ratigher, Maicol & Mirco, l’introduzione di Erri De Luca e la copertina più una storia inedita di Zerocalcare.

Accanto al fumetto, un numero della rivista Zapruder, uscito questo mese, e intitolato “Zona rossa”. Più delle giornate di Genova, il numero indaga «il prima e il dopo “Genova”: come si è arrivati a quei giorni, costruendo terreni comuni che, per quanto miseramente franati successivamente, riuscirono a coinvolgere, in forme differenti, decine di migliaia di persone; ma anche i percorsi di sostegno alle militanti e ai militanti finiti sotto processo, i problemi relativi alla conservazione e al reperimento del materiale prodotto dai movimenti, la produzione memorialistica e documentaristica relativa a quelle giornate».

Sia la graphic novel che la rivista fanno anche parte delle ricompense per il crowdfunding del documentario “SupportoLegale: Rapsodia di una rivolta”.
«Il documentario sarà una cosa completamente nuova, che stiamo costruendo in questo periodo e che racconta proprio la storia di Supporto Legale – spiega l’attivista – Raccontiamo la storia dal nostro punto di vista, raccontiamo una parte di attività e di attivismo che forse è rimasta più silente rispetto ai fatti dei giorni delle manifestazioni e della violenza della polizia, che sono stati raccontati in mille modi».

La scelta di attivare il crowdfunding risponde a una caratteristica che ha sempre contraddistinto Supporto Legale. «Abbiamo sempre ritenuto la nostra azione un’azione collettiva e anche in questo caso ci piace giocarla così», sottolinea Pagliuzza.
L’ultima novità relativa a questo lavoro è la raccolta di tutti i materiali processuali relativi al G8, che andranno ad arricchire e verranno conservati e studiati nell’archivio “Lorusso-Giuliani” di Bologna, che si trova nel centro sociale Vag61.

Battersi anche se si sa di perdere, perché è giusto farlo

Nelle presentazioni delle iniziative messe in campo per ricordare la storia di Supporto Legale i toni non nascondono la sconfitta che il collettivo e l’intero movimento di Genova ha subìto. Il movimento si è sciolto dopo la repressione di quelle giornate, molti attivisti sono stati condannati mentre i responsabili delle violenze non hanno pagato e, anzi, sono stati promossi.
Ricordare questa storia, però, risulta comunque interessante e importante, anche perché a vent’anni da quegli eventi ci sono intere generazioni che ne sanno poco o nulla.
«Il senso è quello di dare una serie di interpretazioni su quello che è successo a Genova e dopo Genova che forse adesso non sono così scontate per chi nel 2001 aveva cinque o dieci anni o non era ancora nato», spiega Pagliuzza.

Fin dai primi giorni, apparve chiaro che sarebbe stata una battaglia persa. L’attivista sintetizza due ragioni. La prima riguarda l’operato di Supporto Legale. «Sapevamo di andare incontro a degli enormi mulini a vento – racconta – Per la procura portare a termine il processo contro i manifestanti e vincerlo era assolutamente prioritario. Non era solo una scelta della procura, ma era anche una scelta politica perché una serie di pm vennero messi a lavorare esclusivamente su quel processo, non occupandosi più di nient’altro. Il reato di devastazione e saccheggio non era stato utilizzato per decenni e prevede delle pene pesantissime, dagli 8 ai 15 anni di carcere».

La battaglia di Supporto Legale è cominciata con l’obiettivo di non fare andare in galera nessuno, nonostante il collettivo sapesse che il risultato non sarebbe stato raggiunto, ma prodigandosi per mitigare la “violenza processuale”.
«Sapere dall’inizio che le cose stavano così non ci ha impedito di fare bene il nostro lavoro – evidenzia Pagliuzza – Non abbiamo avuto una posizione di resilienza e resistenza, ma la nostra è stata proprio una reazione a quello che stava accadendo. E questo è un valore, quello di prendersi la vita in mano, in questo periodo storico andrebbe sottolineato e ritrovato, perché non è detto che le possibilità di successo debbano per forza essere sempre la nostra bussola. Semplicemente a volte si fanno le cose che sono giuste. Punto e basta».

La seconda sconfitta è quella del movimento che, nonostante negli anni successivi abbia dimostrato di avere ragione sotto molti punti di vista, non ha retto l’urto delle giornate genovesi.
«Tutto il dopo-Genova è stato una debacle totale perché non c’è stato alcun tipo di elaborazione collettiva, né di possibilità di spiegare agli uni e agli altri le proprie ragioni, perché ha tenuto banco esclusivamente la discussione “violenza-non violenza”. Questa ricerca di chi è stato un po’ più cattivo di te credo sia stata la grande sconfitta del movimento, che infatti è imploso».

ASCOLTA L’INTERVISTA A MARINA PAGLIUZZA:

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