Una class action con tanto di richiesta di danni e una petizione. Confesercenti passa al contrattacco sull’ordinanza del Comune che impone il coprifuoco all’una in zona universitaria. “Un provvedimento illegittimo, poiché vige la legge Monti sulle liberalizzazioni, vessatorio e controproducente”.

Illegittima, vessatoria e controproducente. È con questi tre aggettivi che Confesercenti descrive l’ordinanza del sindaco di Bologna che impone la chiusura anticipata all’una dei locali della zona universitaria. Un’ordinanza che i gestori pensano di contrastare in due modi: dal punto di vista legale, con un ricorso al Tar e all’Autorità Garante della Concorrenza, anche sotto forma di class action, e dal punto di vista politico, con una raccolta di firme tra gestori, cittadini e studenti.
Oltre che nel merito, la contrarietà all’ordinanza è anche nel metodo: “Non si può decidere una cosa del genere e comunicarla a tre giorni dall’entrata in vigore, specie in una zona dove ci sono pub che fanno lavorare 25 persone”, osserva ai nostri microfoni Loreno Rossi, direttore provinciale di Confesercenti.

I commercianti ritengono illegittima l’ordinanza poiché la legge Monti che ha liberalizzato gli orari degli esercizi commerciali ha di fatto tolto la competenza ai Comuni, che possono intervenire solo in casi circostanziati e quando ci siano rischi per la salute e la sicurezza dei cittadini. “Questo però deve essere adeguatamente motivato”, sottolinea Rossi.
Un provvedimento considerato anche vessatorio, dal momento che, insistendo sulla zona universitaria e non su altre zone della città, crea ai locali problemi di concorrenza.
Ma Confesercenti si spinge a dire che è anche controproducente, dal momento che chiudere le attività non migliora la sicurezza, anzi: toglie un presidio civile, dal momento che il controllo del territorio da parte delle istituzioni è carente, se non assente.

“Se si guardano i provvedimenti delle dieci principali città italiane – fa notare Rossi – si scopre che nessuno, a parte Bologna, è incentrato sugli orari, proprio in virtù dell’illegittimità ad intervenire sul tema. Molti sono sul rumore, sulla possibilità di fare concerti o sull’alcool, per la cui limitazione non siamo d’accordo”.
Per Confesercenti non si può quindi colpire indistintamente tutte le attività che insistono in una zona, penalizzando sia chi è realmente colpevole che chi rispetta le regole.

I locali, quindi, passano al contrattacco e lanciano una battaglia che si preannuncia molto dura. “Da un lato faremo ricorso al Tar e all’Autorità Garante della Concorrenza, questa volta anche chiedendo il risarcimento dei danni – spiega il direttore di Confesercenti – A tal proposito stiamo pensando anche ad una class action e i nostri legali stanno lavorando. Dall’altro promuoveremo una raccolta di firme tra gli studenti e i cittadini, agendo quindi su un piano più politico”.

Quanto ai patti di collaborazione proposti dal Comune in questi giorni, l’associazione economica spiega di essere contraria al metodo utilizzato da Palazzo D’Accursio, ma che non se la sente di dire alle imprese di non sottoscriverli. Su questo versante si profilano orari più morbidi per le gelaterie, purché si impegnino a non vendere alcool.

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